Le pene voglio dir di quel dannato
che si macchiò del vizio capitale
ch’all’Inferno Dante ha sprofondato
più due in Purgatorio a minor male.
Quel di lussuria vizio fu punito
nella furia di un vento inaudito.
Bocconi giù nel fango puzzolente
pagarono i golosi ed altra gente.
Scontrandosi coi prodighi, gli avari
spingon macigni su rotte circolari.
Sulla Stigia palude fra gli irosi
ci si morde e si picchia furiosi.
Della palude immerso è sotto il fango
chi dell’accidia in terra vantò rango.
Addossati l’un l’altro in uno sterro.
cuciti gli occhi con il fil di ferro,
chi si beò d’invidia al Purgatorio
è lì che ne troviamo un repertorio,
Curvo sotto il peso di gran massi
in egual luogosconta la sua pena
stanco nel volto ed a lenti passi
chi di superbia ebbe vita piena.
Leggendo tutto ciò, vi dico amici
cerchiamo di campar retti e felici.

Commenti
OGNUNO COPIA... OGNUNO VUOLE... OGNUNO SI PERMETTE... QUELLO CHE NON PUO' PERMETTERSI... INDEBITANDOSSI E... ROVINANDOSI...
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Immensa bravura nel rimare e nel proporre i concetti con il tuo profondo sentire.
Grazie sempre caro Ugo
Ti ammiro perciò sinceramente per averlo voluto imitare...alla maniera napoletana, visto che da quelle parti di genio, magari semplice ma autentico ce n'é! Io sinceramente nell'inferno non credo e, pure disprezzando ovviamente il male...odio però anche l'odio per chi lo commetta, anche gravemente...Preferi sco altro come comportamento nei loro riguardi.
Per tutti questi motivi considerati assieme, di TE ho apprezzato tantissimo i due deliziosi versi finali!!!