Piango.
Da fuori non si vede, sono lacrime che non escono dagli occhi, almeno non in pubblico, come attrici ormai disoccupate.
Piango.
Sono gocce, ognuna formata da tristezza e gioia, liquide, mischiate, è possibile?
Qualcuno potrebbe riconoscerle come malinconia.
Lacrime come un cubetto di ghiaccio che si scioglie piano, gocciolando lentamente in qualche luogo sconosciuto del petto.
Gocce che scandiscono il loro tempo colpendo lo stomaco, come una musica, e si sa la goccia scava, è solo questione di tempo.
Capita ovunque
capita quando incontro un sorriso sconosciuto
quando vedo il preciso momento in cui, una foglia, si stacca da un albero e scende con movimenti di tango, adagiandosi, con un rumore assordante –per chi riesce a sentirlo- al suolo
Sorrido.
Quando piango dentro, fuori, sorrido.
Succede perché mi meraviglio
perché vedo le cose scontate come uniche
le cose scontate che i miei occhi comprano vedendo il loro reale prezzo
prima dello sconto.
Cose importanti
la maniglia di una porta, un cartello stradale, una mano con le dita che si muovono.
Oppure cose più banali
come quei giorni
nei quali
risolvo il confuso problema di essere la persona che sono e che ho paura di essere.

Commenti
Bella e sentita un saluto Elvezio .