Io non ho un nome.
L’ho avuto, ma si è perso, e l’alfabeto è stato sostituito con l’aritmetica.
Adesso, per l’universo, mi chiamo Circaottantamila e per cognome mi hanno messo quello di una guerra.
Quale non importa, sceglietene una voi.
Alcuni li chiamano Ventidue, altri Quarantacinque, poi aggiungono bambini, donne, soldati, uomini, come se fosse importante.
Parlano di me al telegiornale, ma non sarò mai famoso.
Eppure, ne sono sicuro, ci sono state notti nelle quali le stelle mi fissavano sdraiate sull’infinito e parlavano di me indicandomi.
Eppure, ne sono sicuro, ci sono stati giorni nei quali insegnavo ai bambini a non avere paura, nei quali ridevo come un matto e mi fermavo per strada cercando da dove venisse il profumo del pane.
Giorni nei quali cantavo canzoni che nessuno ricordava, giorni nei quali sorridevo gentile tenendo la mano in segreto a qualcuno, tramonti nei quali le onde del mare disegnavano sorrisi sulla sabbia solo per me.
Io non ho più un nome, mentre ce l’ha chi questa guerra l’ha voluta, l’ha decisa ma non la combatte, l’ha cercata ma non versa sangue, seduto comodo in poltrona al caldo e con un bicchiere colmo di destini in mano.
Voglio urlargli una cosa anche se parlando da sottoterra non so nemmeno se sentirà la mia voce.
La mia vita è scappata veloce, ma si sa lei non aspetta nessuno, nemmeno te, mentre la morte è paziente e aspetta tutti.

Commenti
1-0 -13 E