Ormai comincio ad avere un'età,
Dozzine di morti visti qua e là,
Tutti giacciono supini nella bara,
Sul necrologio chiamati persona cara.
Mani giunte han sul ventre,
A bocca chiusa invisibile è ogni dente,
Il capo poggiato su un piccolo cuscino,
La scarpa lucidata ben a puntino.
Ai piedi della cassa un ricordo delle lor vite,
Un cappello, un foulard, un cacciavite.
Il loro colore è sempre lo stesso,
Un bianco pallido da una luce riflesso.
Chissà come ci starò là dentro un domani,
Con un rosario intrecciato tra le mani,
Proprio a me che da sempre son abituato,
A non stare mai supino ma a dormire di lato.
Dozzine di morti visti qua e là,
Tutti giacciono supini nella bara,
Sul necrologio chiamati persona cara.
Mani giunte han sul ventre,
A bocca chiusa invisibile è ogni dente,
Il capo poggiato su un piccolo cuscino,
La scarpa lucidata ben a puntino.
Ai piedi della cassa un ricordo delle lor vite,
Un cappello, un foulard, un cacciavite.
Il loro colore è sempre lo stesso,
Un bianco pallido da una luce riflesso.
Chissà come ci starò là dentro un domani,
Con un rosario intrecciato tra le mani,
Proprio a me che da sempre son abituato,
A non stare mai supino ma a dormire di lato.

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