L’inverno ci trova impreparati
a cogliere i resti di un amore
che troppo eccitati costruimmo
al sole e all’onda d’una bella estate.

Consumo grigi a passo molto lento,
una ringhiera come primo appoggio
e le mie spalle che ti narrano di già
l’esordio dei ricordi e dei rimpianti.

Orizzonte mutato in un meriggio,
mi concedo alla vista offuscata
di case, strade e palazzi, in attesa
che trovi presto la mia via di casa.

Conterò i lampioni uno per uno
prima di giungere a quei grattacieli
menati da mani di nebbia in ascesa
al pari di steli di rose troppo spinosi.

Sbiadito, come albero sguarnito,
sarà il tuo volto perso nel vuoto,
protetto dal vento che intanto s’alza
mentre va giù il nodo dell’addio.

Ti fisserò nel cuore, come quando
ti conobbi in quella notte d’agosto,
mani in tasca a frugare nuovi amori
e bella principessa in bianco e nero.
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Profilo Autore: Aurelio Zucchi  

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