Anche il terzo strato si è fatto ormai sedimento
e già nasconde l’imperfezione eroica della bruttezza umana,
un improvviso peso, un po’ goliardico e un po’ effimero,
mentre stanco mi trascino, cliente storico del sottosuolo.
Ho barba e idee sporadiche e gli occhi talvolta
spingono sul vuoto
o cercano un appiglio significativo e futile.
Che strano stato confusionale,
imbevibile sciroppo di dialettica e di invidia,
ore ingoiate a gambe conserte,
mentre Dio ci propone un loft
da dividere come buoni amici,
figli schiavi di una società che impone.

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