Librarsi
nel centro immaginato,
le nostre lingue
come il cucu dell'orologio, lecca la parete

una camera costruita di profumo,

un momento seguito da un momento minore
e una fame di tornare.
Non poteva durare.

Resina-fredda

scorreva dalle ferite nella corteccia
sudore-rugiada del nostro entrare
come orchidee aperte.
In primo luogo,

liquido
nuoto a te lungo l'alba ai tuoi occhi.
Poi sentii come il sonno,
il sapore di nettare

ancora dentro di noi.
A volte un fiore

sommersa con noi.
Anni
passarono.
Sciame di sirfidi,
scarafaggio, insetto assassino,
tutti
intrappolati
sospesi

in quel momento di pienezza,
a Pompei, la madre

copre la testa del suo bambino per sempre.

 
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Profilo Autore: fabio brogini  

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Commenti  

Brigida Liparoti
+2 # Brigida Liparoti 04-12-2012 13:34
Tragica bellezza... per me cinque stelle ora sono poche...
Rita Stanzione*
+2 # Rita Stanzione* 04-12-2012 14:01
emozionante, bravo
Ambra PILTI
+1 # Ambra PILTI 06-12-2012 22:35
Ogni verso un'emozione diversa che s'accavalla all'altra dando il proseguimento ad un senso proprio. Complimenti.....

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