Il poeta stringe i ricordi
ai silenzi del suo mare,
naufraga sulle scrivanie del petto
come un raggio di luna,
rimedia pinacoteche d’anima
ad accender le rime dei tramonti,
ama spiccioli d’infinito riflesso
sulle guance dei papaveri.
Il poeta disegna
il violino delle sue notti
frazionato in rugiada di cielo,
l’inverno dei suoi folli baci,
il tempo dei suoi vecchi sguardi,
il teatro dei suoi perduti battiti.
Il poeta lacrima di solitudine,
apostrofa la poesia del suo io,
è un eclissi di parole
crocifissa alle sue pagine,
poesia,
ara ancora il suo grembo,
come un ritornello di farfalle
accoccolato nell’immenso.
