Ritagli di cielo immeritato
srotolano fragili drappi d’universo
su questo bozzolo di vita feroce
ancora schiuso dal verbo del tempo.
Spesso il male di vivere ho incontrato,
accigliato d’inquieto, incompreso:
pesante è il passo del mio sentire,
della mia penna furiosa di dolcezza,
dell’onda bianca che trafuga ossi di seppia.
Petto ed anima giacciono nelle piccole cose,
in un meriggiare pallido e assorto
mentre cigola la carrucola del pozzo,
ed allora, non recidere, forbice, quel volto:
lascia che io ami il mondo
seppur crudele, sfuggente, imperfetto.
In occasione della nascita del poeta 12 ottobre 1896
