Io sarò questo. Un'aquila che scende sulla preda che dorme
Io sarò questo. Il fulmine, figlio della Natura, che infiamma l'albero
Io sarò questo. La cascata che spacca il volto di una roccia
Io posso essere mille persone
Io posso diventare milioni di cose
Io, suono. Io, urlo. Io, dolore
Ma il cielo può essere testimone
Lanciare i suoi occhi alle mie spalle
Un celeste cacciatore dalla faretra di nubi
La scocca, il cielo, quella freccia dalla punta bianca
E la mia spalla cede sanguinolenta
Le mie mani, una ragnatela di graffi, si azzuffano,
In un campo dove solo le mie grida sono vive, nemmeno io,
Alla ricerca di un granello di calore
L'ombra siderea si getta come una schiava
Sulle mie caviglie rigide, ormai non sento più nulla
«Vieni, bambina dagli occhid'immenso 
Bacia le mie mani, le tue labbra sono mani di santi
Tocca, sfiora, lacera la mia guancia»
Le parole si disperdono, raffiche viventi,
Tra i monti alti come il sole allo zenit 
Non ci sono angeli, né arbusti ardenti
Nessun fiume con acque salubri
Solo l'ombra e le sue bracciacaduche, il suo petto smaltato di luce e lune
Lei e le sue feroci suole di silenzio
Lei, pregna di incubi
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Profilo Autore: Salvatore Tortora  

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