Dal caldo tepore al gelo affilato
la notte riecheggia di ombre e civette
la canna da sparo non scaccia i fantasmi
di notti infantili protette nel letto.
Il fiato sfumacchia e gela le froge
sentori di erbe e di legni selvaggi
Il fido precede la fitta boscaglia
dal suono ancestrale su voci silvane.
Foglie umidicce trafitte da un raggio
di un lieve tepore che sgela le dita
lento risveglia la vita del bosco
accelera il fiato, il cuore e la caccia.
Passi di gambe puntate dai rovi
nei fossi e sui crini per lo scampanio
che vince sull’occhio oltre le fronde
seguendo la traccia di scia animale.
S’arresta l’udito e parte il pulsare
lunga falcata di fiato e di gola
abile infilo la faccia e la vista
raggiungo la ferma che parte decisa.
L’acciaio e la mira tra rami e riflessi
l’audace volteggio inseguo puntato
cercando l’istante del doppio boato
il bosco zittito la lascia frullare
abile e quieta la vedo planare.
Misuro il sentiero e conto i minuti
riprendo le gambe dietro il suo fiuto
cresce la luce, la vita e l’odore
speranza e ambizione
sollevano passi e fatica.
Il sole ormai alto e i voli lontani
di ore e di gambe si chiama la resa
ritiro di ferri, di fiati e sentori
felice fatica di fiera sconfitta.

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