Vorrei scrivere
una poesia che non abbia
bisogno di parole,
su un foglio senza colore,
userei dell’inchiostro
trasparente per non
lasciare aloni.
Per una volta la vorrei
scrivere in rima,
cercherei le parole più
delicate per il mio amore,
le parole più colorate
per gli amici.
Parlerei della gioia
nel vedere i bambini giocare,
dell’amore di una mamma
mentre offre il seno al suo bambino,
ci metterei tante parole di conforto
per chi non ha più lavoro,
vorrei aggiungerci anche della musica e…
giocare con le parole della Pace.
Nella chiusa ci scriverei….
anzi no non la scriverei
la voglio lasciare
in trasparenza
a tutti Voi…
Non c'è domanda che io ti possa fare
se mi rispondi sempre
che sei mare.
Del resto il nostro incontro
è stato vento,
vento che urlava
per strettoie e forre.
Mare che invade coste
e le sommerge,
furia, sudore, corpo a corpo.
Non siamo e non saremo mai
pace e silenzio, ferma calma,
la brezza dolce che accarezza
e passa.
Siamo fatti di carne, tu ed io
quella carne che uccide
e che germoglia.
Di pelle che trema per una carezza,
di scuotimenti improvvisi
e terremoti.
Siamo fatti di carne tu ed io
e di natura che non ha domande.
Abner Rossi
14 ottobre 2012

tra silenzio ed illegittimità
vibra per poi crescere
sino ad implodere
piena di cielo
dal profondo fino alla mente
nasce per poi salire
fino a brillare
in occhi affamati
di spazi infiniti
scioglie il dolore
alla luce del sole
corre veloce
tra paralleli di colori
e di suoni
senza sfiorarne alcuno
illusione e fantasia
bellezza e magia
misticità e fisicità
ama voltarsi
scivola dentro il corpo
accarezzando il sogno
sorridendo alla realtà
è il suo segreto
il segreto dell’anima
E stanno
su vecchie sedie di paglia
alla marina
fissi, bruciati dal sale,
gli occhi quasi ciechi
per il sole.
Le mani torte e callose
per ritirar le reti,
le spalle piegate dal sudore
per le battaglie affrontate
con il mare.
Stanno aspettando
l'ultima sirena
quella che gli ha promesso
un'altra vita,
un mare intenso
isole lontane
ed una morte adatta
a un pescatore.
Abner Rossi
01 ottobre 2012
http://rossiabner46.wordpress.com/

Vivo in un deserto freddo
Vivo in una fabbrica di numeri
Vivo in una scatola di ghiaccio
Forse sono morta senza saperlo
Sono al buio
Una mano invisibile mi stringe la gola
mi manca l'ossigeno
vorrei la luce e il calore del sole
Vorrei risorgere

In questa sera di primo autunno
sento l'aria più fredda
di forse quanto è
mi avvolge e tremo
vorrei avere un fuoco
che riscaldasse i miei pensieri stanchi
Mi sento come
la piccola fiammiferaia,
persa nella notte
impaurita dal patrigno cattivo,
allegoria con la mia vita
che come un castigo vedo
fiammiferi da vendere non ho
ma di certo in qualcosa ho peccato
la perfezione non mi appartiene
Come la piccola
accendo fiammiferi immaginari
in cui si riflettono i visi amati
di chi in cielo
già vive e mi consolo
nei lontani ricordi
L'aria si fa sempre più fredda
mi accascio a terra
sonnolenza mi coglie
non ho più zolfanelli,
forse morirò
paura non ho anzi son lieta
Una carezza mi apre gli occhi
è l'alba, sei tu amore
mi sento vivere nuovamente
persa nel tuo sguardo …
Nella mano stringo un mazzetto
di fiammiferi spenti ….
Questa notte sono sola con te
la tua bellezza e la tua luce mi commuovono
tra le lacrime ti vedo tremare
il dolore non mi abbandona
ogni notte penso di non farcela
ma ora ci sei tu lontanissima misteriosa
la mia anima si contorce anche
di fronte a tanto mistero
tu sei visibile a tutti
il mio dolore è trasparente
i miei pensieri percorrono un'unica via
quando mi abbandonerai
dovrò asciugarmi le lacrime
e continuare a sopravvivere.
Era Marie, dalla pelle bianca,
quella che apriva le porte
la mattina.
Ed era lei che dava latte e pane
ai poveracci che stesi sulle scale
aspettavano il sorgere del sole.
Poi rassettava quelle stanze di miseria,
puliva quanto c'era da pulire,
preparava il cibo per i gatti,
annaffiava le piante a cui teneva tanto
e salutava il suo barbone preferito
non senza un bacio, non senza una carezza.
Era Marie, dalla pelle bianca,
che accendeva il fuoco della piccola cucina
pulita come il resto del suo albergo
per un povero pranzo per i suoi clienti...
molti bastardi a cui voleva bene.
Era bella Marie, dalla pelle bianca,
nonostante i quasi settant'anni.
Molti anni prima batteva i marciapiedi,
delle grandi Città della sua Francia
ed era conosciuta come Lola,
la bella donna dalla pelle bianca
che aveva amato tutti a tutte le ore.
Il suo passato non le è mai pesato
ed ama ancora di infinito amore.
Abner Rossi

Nel parco all'imbrunire
pagine ingiallite al di là dei vostri occhi,
turbini di fiamma nel cielo terso come languide onde.
Albero antico devi aver troppo amato
E avanza la barca nell'incauto fiume.
O sospiri d'ambra, sogni, attimi rubati al tempo!
Non odo null'altro che il frusciare delle foglie morte;
la tua voce in ogni sillaba del mondo.
E i ricordi vanno via nel vento del parco sgombro
come nuvole sparse.
Invecchierò senza chiederti chi sei
immaginando le tue mani
di quella carezza nel tempo
che dolcemente lasciavi scivolare
sulle mie rughe
ascoltando ancora il tuo respiro
quello che sa di noi
tra queste pareti senza tempo
in quella stanza che il primo sorriso
ci ha regalato
e ancora chiuderò fuori questa porta
le paure
per poi riaprirla
e
viverti ancora
Portami dove il mio silenzio
non sia tombale
dove semplici pensieri
prendono vita
dove le illusioni diventino frutto
di solide certezze
dove ogni essere diventi
natura per l’altro
dove ogni forza negativa
diventi saggezza
dove ogni cosa possa
riprendere il suo respiro
mentre le mie parole tacciono
in questo etero mondo
riprendendo il viaggio
da dove sono arrivato
con questi passi
oramai dimenticati
su pietre scolpite dal tempo
mentre la pioggia purificherà
quelle parole mai dette
in questo tempo
portami dove
qualunque cosa
mi dia sollievo
chiudendo gli occhi
per
ringraziare il mondo.

Relegato in cantina
un po' arrugginito
con ancora un gettone
incastrato,
e quella vecchia canzone
che riempiva le spiagge
affollate
e noi sotto un sole cocente
abbracciati, sudati
sognanti...
o sdraiati all'ombra dei pini
innamorati, perduti
padroni del mondo,
ora ci siamo persi
il jukebox ha perso il suo fascino
e quella canzone non suona
eppure ogni tanto ci penso
e il tempo passato ritorna
e se accendo la radio la sento
e ancora rimango sognante
e quell'emozione mi prende
e mi pizzicano gli occhi
è una lacrima
e si ferma sulle labbra.

Un faro lontano intravedo...
i gabbiani a picchio sul mare
catturano un pesce,
due bimbi in canotto
ridono beati,
sul bagnasciuga
due vecchietti
si prendon per mano,
l'aereo sorvola
lasciando la scia,
la linea sottile
lontana
confonde l'azzurro,
fra tante bianche
spiccan due vele gialloarancio,
le onde leggere baciano gli scogli
mentre i granchi
giocano a nascondino,
io sdraiata sulla sabbia bollente
penso a te.






