quando le bocche tacciono.
Occhi complici che
lontani da occhi indiscreti...
si incontrano.
Sguardi che sbirciano
fra le pieghe
di un abito trasparente.
e spiano
dal buco di una serratura
Occhi profondi come oceani,
estesi ed immensi come praterie.
Sguardi che si accontentano
solo di guardarsi negli occhi.
Occhi grandi, piccoli,
occhi negli occhi.
Occhi azzurri come il cielo,
occhi che guardano
nello spacco di una gonna
e si intrufolano
curiosi fra le gambe.
Scuri come la notte
Verdi come i prati
Rossi di pianto
Sprezzanti
Pietosi
Piangenti
Sofferenti
Allegri, tristi,
compassionevoli,
appassionati,
innamorati.
Specchi in cui riflettersi.
Mari in cui tuffarsi.
Ruscelli in cui dissetarsi
Occhi che piangono per amore,
per rabbia, per odio.
Occhi umidi di gioia.
Occhi come specchi.
Occhi come laghi.
Occhi che si guardano negli occhi...
e occhi che fissando l'orizzonte...
guardano fin dove
lo sguardo può vedere...
fino dove il sole va a morire...
fin dove riescono a vedere:
più avanti... più in là...
ed oltre... fino alla fine,
fin dove lo sguardo arriva,
fin dove il buio lo spegne.
voliamo ogni giorno
intorno al tempo:
stropicciati dal vento,
sorretti dalla vita...
planiamo.
Talvolta, abbattuti
dalle avversità cadiamo.
Quando siamo felici,
voliamo in alto
e arriviamo
fino al settimo cielo.
Alla sera ci adagiamo
stanchi su morbide
nuvole bianche...
per poi tornare
a volare l'indomani...
al risveglio del sole.
Finché si potrà.
Finché la grandine
non ci abbatterà.
Finché il vento
ci sorreggerà...
voleremo.
Spinti da una
suprema mano,
sfrecceremo nei cieli.
Siamo fogli scritti
con le piume degli angeli,
immersi nei colorati
pastelli della vita.
Siamo fogli bianchi,
neri, di svariate tinte.
Spesso stropicciati,
dal tempo ingialliamo
come fiori appassiti.
Planiamo nel tempo:
finché si potrà,
fino a quando...
dalla clessidra della vita,
non sarà sceso
l'ultimo granellino di sabbia.
un bimbo stringe il niente dietro un freddo muro.
Non conosce la gioia di un gioco o di un domani,
stringe soltanto il vuoto nelle sue piccole mani.
Il sole brucia forte sopra la terra arsa,
per lui la fanciullezza è una speranza persa.
La pancia grida aiuto in un silenzio atroce,
ma intorno non c'è risposta, nessuno gli da voce.
Gli occhi son grandi e stanchi, specchio di un gran dolore,
scende la notte senza trovare un cuore.
Le mosche sul suo viso non le scaccia neanche più,
mentre il destino infame lo spinge sempre più giù.
Sogna un pezzo di pane, un goccio d'acqua chiara,
mentre la terra intorno si fa ogni giorno amara.
Nessun vestito, la pelle è impolverata,
la sua infanzia innocente è già stata spezzata.
Muore così un sorriso prima ancora di nascere,
lasciando nell'anima un pianto crescere.
Sono sguardi spenti nel vuoto del mattino,
abbandonati per sempre, al proprio destino.
E mentre noi guardiamo senza vedere il fondo,
si spegne un'altra vita ai margini del mondo.
Un implicito riferimento, ma in tutt’altro contesto, a “La luna e i falò” di Cesare Pavese, suicida nel 1950, che nei miei giovanili anni ’60 era un mito, non solo letterario.
Non sol gravò lo studio su quegli anni
ché li alleviò una ludica allegria,
liceali in festosa compagnia
che aiutava ad eludere gli affanni.
Recando il mangiadischi o la chitarra
ricordo scampagnate in bicicletta,
qualcuno con la Vespa o la Lambretta,
fino al tramonto insieme a far gazzarra,
e ancora più talor ci attardavamo
al chiar di luna attorno a un falò ardente
e in nostro cuor, ciascun segretamente,
sogni e speranze e amori nutrivamo
quali fulgenti auspìci nella notte.
Ma giunse presto il tempo degli addii
e ognun di noi secondo i suoi desii
al buio s’imbarcò per le sue rotte.
Metafore di vita quei falò
or forse fuochi fatui diventati
di chi i suoi sogni vide irrealizzati
o già sull’altra sponda se ne andò,
ché inesorabilmente, or uno or una,
cala d’allor la compagnia spavalda
Quel ch’era fiamma in cenere si sfalda,
si spengono i falò, resta la luna.
Che guarda il tramonto Senza nessuno.
La casa si riempie del tuo nome,
ma risponde soltanto il muro.
Cercare una mano nella notte
e trovare soltanto il cuscino,
scoprire le strade interrotte
di un passo che era vicino.
La solitudine adesso ha il tuo volto,
ha il suono di un passaggio che manca.
È tutto il vuoto che ho accolto
in questa stanza che si stanca.
Appoggiata su di uno specchio
Di legni e profumi
Una barca come carezza
Insenature colorate
Da dolce brezza
Ondulando in un massaggio
Il rifrangere del sole
Luci messaggio
E non sentir calore
Sopraffatto dal rumore del cuore
E non vedere il sole
Accecato dallo stupore
Pezzi di pane sull’acqua e far felici
Piccoli pesci come alici
Voci si avvicinano vibrando nell’estasi goduta
Tuffatori inesperti di un'altra vita vissuta
Riemergono immagini come fiori sbocciati
Mi allontano lentamente
Respirando la bellezza
Dei momenti goduti





