Ma-sì-usiamola-questa-parola
una mite giovenca
 che credevo estinta,
mi riposo sul suo collo
d'aurora
sperando
la vetta
la valle
 la casa;

ma la sera sarò mantello di lana,
 asinello pieno di paglia,
le gambe ingessate
 di cartapesta.


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Profilo Autore: Alberto Automa  

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Commenti  

Brigida Liparoti
+1 # Brigida Liparoti 27-08-2013 00:10
Vogliamo parlarne? Ed allora parliamone di questa giovenca "poesia" che sembrava morta ed accoccoliamoci a sentirne l'odore rifugiandoci sul suo collo noi, che quando si spegne la candela e la penna d'oca è riposta nel calamaio, ritorniamo esseri umani di cartapesta!
Alberto... è di una vastità pari alle nostre belle vallate alpine e prealpine...
Anche con questa, ringrazio del volo che mi hai regalato.
Abbraccio.
pierrot
+1 # pierrot 27-08-2013 07:15
restituisce fiducia, un ruolo salvifico alla poesia. la nobilita, come nobile è la mano e l'anima di chi la scrive. Bellissima la posizione appena accennata, ma chiarissima dell'abbraccio. Bravissimo veramente. C'è tutto il desiderio di stabilità di non abbandono per una sera ancora fragile. Grazie

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