Hai mai sentito parlare del clan degli anonimi autori?
Sono uniti da un patto, anche se non si sono mai incontrati.
Forse provengono tutti dallo stesso luogo e ne sono inconsapevoli.
A volte quel patto si fa sentire con un richiamo di vento gaelico.
Lassù, nello spazio tra le nuvole, qualcuno li ama.
Sono cresciuta tra tette e grondaie.
Rotaie cominciavano a sferragliare lungo linee parallele.
Lui, bello e dannato.
Nei suoi occhi vendeva droga.
Nel buio che lo precedeva, le geometrie si incurvavano al passaggio.
Nella sua visione il passato di tanti: erano braccia lunghe e spaventose, come rami di fine novembre.
A sforzar la memoria, li rivedi tutti i piccoli mostri della tua infanzia: occhi gialli e grandi bocche.
Minacciosi!
Di selvaggio anarchismo, si trascinava dietro un disgusto totale per la vita.
Io avevo attraversato i tempi camminando tra carni imputridite.
Per casa avevo quattro ruote tra andate e ritorni e una wicca.
E adesso, in cerca di ristoro, scendevamo alla fine del mare.
Un patto è un patto, come un nodo eterno.
Io l’ho tatuato sulla pelle.
U2?

Commenti
sa di vita vissuta che non cede mai al vittimismo e ciò la rende assai affascinante...
Sempre la mia stima Lilith
Un saluto
Vado a leggere la tua
Mentre scrivevo il commento ascoltavo quel brano :)
L’elemento più accattivante (ma più repugnante) dei tuoi testi è una specie di atteggiamento mistico-rituale: mi rimanda alla figura del profano che resta in attesa davanti al tempio e non osa farvi ingresso, se non quando una sacra abluzione (per un motivo o per l’altro, sempre rimandata) non arrivi a nettarne le impurità. Ma tutto questo retrivo armamentario è fatto di detriti psichici contenuti nella coscienza che, una volta capricciosamente ricomposti nella elaborazione letteraria, ottengono, appunto, l’effetto di determinare un discorso coerente con le macchine (e le macchinazioni) del potere, senza che l’“autore” se ne accorga. E questo è il frutto avvelenato della rinuncia alla ragione: un uso reazionario del linguaggio che più volte ho evidenziato come tua caratteristica saliente, e la rinuncia a “rappresentare” la realtà. Per avvantaggiare chi? — questa è la domanda che ti dovresti porre.
La ragione!…Non si può usare per tutto. Io non uso filosofie, mi avvalgo di quello che osservo e spesso di quello che sento, che non è legato ai sensi comunemente conosciuti. Quando ti incazzi usi la ragione. E quando ami?
Posso farti una domanda? Cos’è per te la realtà?
Parli di strutture razionali e codificazioni oggettive ma la realtà è che facciamo esperienza a livello soggettivo e la verità è una grande fatica. Il resto è una torre di sovrastrutture apprese e imposte, a mio modesto parere. Sono quasi lusingata del fatto che tu stia facendo un’analisi della mia psiche traendo informazioni dai miei testi. Credo di aver avuto poche volte una tale attenzione.
Non mi piace la conquista del consenso, non mi adopero nemmeno sul lato professionale per accaparrarmi devoti, figurati se lo faccio con chi mi legge.
Senza la ragione non esiste realtà, affermi, ma hai mai pensato che su diversi piani di consapevolezza la ragione potrebbe non servirti?
Prendi i sogni ad esempio, le visioni, non si possono organizzare secondo le unità di misura che conosciamo. In alcuni stati alterati persino l’illogico può acquistare un senso.
Il mio testo, ad esempio, descrive una visione
La ragione non è contemplata
Perché consideri ripugnante l’atteggiamento mistico?
Agli occhi di un fervente credente potrei risultare addirittura eretica nel senso più spregevole.
In realtà ho abbandonato la strada maestra a seguito di una sbandata pericolosa e da allora sono alla ricerca della mia verità.
Ovvio che la mia è diversa dalla tua.
Per quanto riguarda i detriti psichici contenuti nella coscienza credo che chi più chi meno ne abbia.
(…continua…)
Alla luce di tutto questo posso dirti che non sono mai la stessa del giorno prima. Leggermi non vuol dire conoscermi a 360 gradi e anche quando ti sembra che io mi stia esponendo in realtà ti sto sviando per farti naufragare altrove.
Per tutto il resto credo di rappresentare quasi al meglio la mia realtà in ciò che scrivo, anche se alla totalità non sono ancora pervenuta.
Spero di essere stata chiara nelle mie risposte e di aver sciolto alcuni dei tuoi dubbi. Ti aspetto alla prossima. Fammi leggere qualcosa di te, però! Ciao
Basta il buio a volte a farti compagnia, così troverò ciò che cerco solo quando smetterò di cercare nel disordine.
La solitudine rimane, anche dopo aver lasciato la stanza
Complimenti...
E occhi saturi delle parole non dette alla fine di una giornata su d’una barchetta di carta nella lacrima dimenticata dalla risacca, sospinta da un vento di ali e radici