Scesi giù e presi la strada per la spiaggia che distava davvero pochi metri dal mio alloggio.
Erano le prime ore del mattino e la luce  filtrava timida da una coltre di nebbia che avvolgeva tutto.
L’inverno primeggiava e il freddo si faceva sentire.
Imbacuccata in un cappotto di lana spessa e avvolta da una grande sciarpa colorata, scesi i tre scalini che dal lungomare portavano all’arenile e cominciai a camminare.
Un passo dopo l’altro m’avvicinai alla battigia, al confine tra sabbia ed acqua, ero sola.
Lungo tutta la lingua di terra che si offriva allo sguardo, non si intravedeva ombra umana, né suoni, se non il rumore lento e monotono del mare.
Un grigio monocolore  privo di sfumature colorava il cielo e il mare,  li  amalgamava, fondendoli tra loro, non c’era linea d’orizzonte in quelle ore strane.
Camminavo nel silenzio perfetto con le mani in tasca e il cappello di pile a coprire le orecchie e parte della fronte. Avanzavo lentamente lasciando piccole orme dietro me, tutte uguali, in fila indiana, a dissolversi man mano che mezzelune d’acqua invadenti  conquistavano pezzetti di spiaggia.
Camminavo tra il disordine che il mare, nelle precedenti mareggiate,  aveva lasciato sulla sabbia, cosparsa per lo più di conchiglie grandi e piccole, mitili vuoti,  tronchi di legna levigati ed inumiditi, resti di reti strappate,  l’interminabile strada sabbiosa sembrava un ‘immensa tavola imbandita in un  giorno di festa.
Continuava a far freddo e quel mattino uggioso proprio non voleva lasciare il campo al sole, persisteva il grigio che nascondeva ogni forma alla vista.
Continuavo a passeggiare, assorta in pensieri che si confondevano con quel  paesaggio marino, quando d’improvviso, un fascio di luce m’apparve, squarciando il cielo più in là,  verso la fine della lingua di sabbia, proprio  sulla roccia che ospitava il piccolo paese affacciato sul mare.
Le case arroccate sputavano fumi bianchi d’umido nell’aria,  a contrasto col bruno della montagna  e i raggi del sole che s’erano fatti largo tra le nuvole e la nebbia  formavano ora un immenso cono di luce che le avvolgeva tutte, donando a quel presepe Il colore dell’oro.
Mi avvicinavo sempre di più a quel dipinto, dove tra l’altro finiva la spiaggia e s’allargava un  piccolo porticciolo di pescatori.
Distratta da quella visione, inciampai in qualcosa che attrasse la mia attenzione.
Era una vecchia bottiglia, in parte sommersa dalla sabbia. Sembrava contenesse qualcosa, mi fermai e la raccolsi.
Era ben chiusa con un tappo di sughero, infradiciato dall’acqua ma ancora ben inserito nel suo collo.
Provai a sfilarlo, ma non ottenni alcun risultato. M’allontanai dalla riva alla ricerca di una  base solida su cui rompere il vetro. Mi ero talmente incuriosita che tutto il resto era sfumato, soprattutto  quei tristi pensieri che mi avevano condotto sulla spiaggia a quell’ora del mattino.
Sembrava contenesse della carta, tant’è che pensai  ad una lettera.  Avevo il cuore che batteva forte, ero tachicardica e una leggera ansia si era impadronita di me, neanche fossi io  la destinataria di un eventuale messaggio. Trovai un grosso tronco di legno, sul quale frantumai il vetro della bottiglia.
Ne usci il foglio di un quaderno a quadretti,  su cui c’era un testo scritto con calligrafia infantile. 
Il foglio di carta era, tutto sommato, ancora in buono stato, ingiallito in alcune sue parti, dove probabilmente era filtrata dell’acqua e il testo interamente leggibile anche se piuttosto sbiadito.
C’era scritto:
“E’ ormai un anno, amore mio
un anno intero che vengo qui 
a contare le onde
un anno che accompagno il sole nel buio della notte
e conto ogni crespa d’argento sulle acque.
Un anno che tu mi dici t’amo
e io  non ti scorgo, 
qui dalla riva, nello scialle nero che m’avvolge.
Ti rispondo t ‘amo, amore mio,
te lo mando con questo messaggero
che ti raggiunga dove tu  riposi in pace.”
 
M.
 
Ero stralunata, mi sentivo un po’  smarrita e un sentimento di tenerezza  mi pervase.
Sentii una forte empatia verso quella donna e la vidi disperata su quel pezzo di spiaggia in compagnia di dolorosi e strazianti tramonti.
Mi soffermai su quei versi ingialliti e pensai  alla mano che li aveva scritti, a quel dolore, a quella solitudine, a quel triste amore.
Mi trovavo in una situazione nuova, mai provata prima, stavo vivendo un film nella realtà o la realtà in un film? Mi sentivo come se avessi vinto alla lotteria, quello stato di evanescenza, di sbalordimento che mi faceva vivere fuori dal mondo. Cosa dovevo fare? Cosa avrei fatto con quella lettera? 
Solo successivamente mi resi conto che non avrei fatto niente, perché niente c’era da fare.
Avrei  custodito nel cuore e nella memoria, la storia di un amore, del quale non sapevo niente.
Piegai la lettera con cura e la riposi nella tasca del cappotto.
Intanto s’era alzato un gran vento, un vento freddo di tramontana ed aveva spazzato via tutto quel grigiore,
le nuvole avevano lasciato il cielo ad un sole pieno e raggiante, che non riusciva a scaldare quell’aria invernale.  Nel frattempo ero giunta vicinissima alla scogliera che contornava il piccolo porticciolo e intravidi un vecchio pescatore che si affannava a ritirar la canna.
Mi avvicinai e sbirciai nel secchio. “Tanta fatica per due misere spigolette, son qui da prima dell’alba” Mi disse, mentre riponeva la canna nel fodero. “ Dura la vita del pescatore eh” risposi io sorridendogli.
Aveva il viso stanco, bruciato dal sole e solcato da tante piccole rughe sulla fronte e intorno agli occhi.
Aveva sicuramente superato la sessantina, ma in quelle rughe non si leggeva solo l’età, probabilmente anche una vita di fatiche e di pene.
Il vento ora rumoreggiava e alzava schiuma bianca dalla onde, che si increspavano sempre più e sempre di più si rifrangevano sulla scogliera.
“Andiamo Signorina, venga via con me, non è raccomandabile restare qui quando il tempo s’incazza” mi disse raccogliendo tutte le sue cose. Mi strinsi nel cappotto e sballottata dalle raffiche, ci incamminammo verso il piccolo porto.
“ Il mare è un grande amico, ma non bisogna stuzzicarlo” continuò “ Sa, qui,  anni or sono, ci fu una brutta tragedia.
Un giovane pescatore, troppo spavaldo e sicuro di sè, usci in una notte col mare grosso a pesca con la sua barca e il mare lo inghiottì. Non è più tornato, né lui né la sua barca” il vecchio pescatore, scuoteva la testa
“Si racconta, cara Signorina, che la morosa distrutta dal dolore, chiese al mare di farle riabbracciare il suo amore. In cambio  lei  gli avrebbe regalato anche la vita. Si dice, che improvvisamente s’alzò un gran vento, un vento freddo di tramontana, che l’avvolse tutta e la trasformò in un enorme gabbiano.
Da allora quando il mare s’alza incalzato dalla tramontana, qui in paese nessuno più gli si avvicina” Mi salutò, lasciandomi sola con quella storia che mi fece venire i brividi.
M’arrampicai su per il paese e ci passai alcune ore. Mangiai un panino e continuai a gironzolare, per le viuzze, le stradine, entrando ed uscendo dai piccoli negozi di antichità e cianfrusaglie. Il vento continuava la sua corsa e nella corsa aveva ripulito tutto, tutto brillava sotto il sole, che piano piano scendeva verso l’orizzonte.
Arrivai in cima al paesello arroccato, proprio dove una antica torre superstite padroneggiava a un passo dal cielo e faceva da sentinella. Mi fermai per qualche minuto a godere il panorama, un panorama mozzafiato, fatto di mare aperto e di cielo. M’affacciai dal cornicione d’un muretto e stetti a godere dello spettacolo, mentre il cielo si colorava di rosso.
Fu a quel punto che m’accorsi  dell’unica presenza in quel luogo lontano da tutto e da tutti.
Sulla roccia nera su cui si rompevano  alte e bianche le onde, c’era fermo un grosso gabbiano bianco, che fisso, guardava il mare aperto. Ogni tanto apriva le grandi ali e emetteva brevi gridi rauchi, poi fissava nuovamente il mare fin quando prese il volo infilandosi nel rosso del cielo.
Tornata al mio alloggio, quella sera, sfilandomi il cappotto, ripresi tra le mani quel foglio di quaderno e ripensai al pescatore e ripensai al gabbiano.
Presi allora carta e penna e in un attimo scrissi la mia prima poesia.
 
 
 Il gabbiano
 
Sbuffi bianchi d’onde dai bordi ricamati
s’alzano a ventaglio sull’aspre rocce,
che cingono case abbandonate.
 
Lui fisso,
se ne sta a sorvegliare il mare,
proprio al centro della più nera,
poi,
di tanto in tanto allarga l’ali,
come vele di carta perlata
a raccogliere sale e frescura.
 
Dall’angolo protetto d’antiche mura,
io lo rimiro
e ascolto nel silenzio
solo vento ed acqua chiacchierare.
Lui sta fermo  lì  a guardare,
prima il cielo, dopo il mare.
 
E mentre scende l’ombra della sera,
nell’aria s’alzano richiami,
allora smette di guardare il mare
e prende il volo.
 
 
La scrissi, pensando ad M. ed al suo grande amore, immaginando due meravigliosi gabbiani bianchi volare alti sul mare azzurro. 
 
  
1 1 1 1 1
clicca sulle stelle per valorizzare il testo
Profilo Autore: elisa  

Questo autore ha pubblicato 141 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

Commenti  

Gigggi
+1 # Gigggi 07-06-2015 11:54
E' uno di quei messaggi che gli aquilotti capiscono in pieno...
Giancarlo Gravili*
+1 # Giancarlo Gravili* 07-06-2015 12:44
La scrittura prende il volo, insieme al sentimento va oltre il tempo e le barriere, il segreto dell'animo custodisce le vicende della vita e nella tua scrittura molto è celato nei versi, penetrano molto le tue parole proprio per questo tuo attingere nell'essenza che ti da linfa vitale!
Giò
+1 # Giò 07-06-2015 16:17
Una storia bellissima che raccontata da te è diventata una favola.
Bella bella e tu brava. Ciao Ely...
Salvatore Linguanti
+1 # Salvatore Linguanti 07-06-2015 17:47
Si apprezza la completezza dell'opera che spazia tra racconto e poesia con attenzione alla propria personale esperienza. Brava
Eleonora
+1 # Eleonora 07-06-2015 19:50
Dolce racconto che termina nella piu' bella delle espressioni la poesia. Grazie Elisa
Paola Collura
+1 # Paola Collura 08-06-2015 19:16
Ho letto con molto piacere il racconto e le poesie. Mi è piaciuto moltissimo, ancor di più se è autobiografico.
Brava Elisa.
Silvana Montarello*
# Silvana Montarello* 12-06-2015 15:47
Dolcissima, un volo stupendo.

Collegati o registrati per lasciare un commento.

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie.
Per maggiori informazioni sui cookie e per gestire le preferenze sui cookie (di prima e/o terza parte) si invitano gli utenti a visitare anche la piattaforma www.youronlinechoices.com. Si ricorda però che la disabilitazione dei cookie di navigazione o quelli funzionali può causare il malfunzionamento del Sito e/o limitare il servizio.