Ad un certo punto della sua vita, Charles decise d’improvvisarsi poeta.

Non aveva una motivazione precisa, tantomeno uno spirito romantico per raccontare in rima l’amore. Forse era troppo pigro per trovarsi un hobby che lo costringesse a muoversi, come andare a correre o, per dirlo in modo raffinato e più al passo coi tempi, “jogging”.

Così si mise alla finestra con un pezzo di carta in mano ed una penna, aspettando l’ispirazione, come vedeva fare nei film di serie B dei tardi pomeriggi domenicali. Aspettò una mezz’oretta. Passò un ora. Un ora e mezza. Niente, il foglio era bianco.

“Cazzo, l’unica cosa a cui sto pensando è una bella bionda, con la schiuma, bella ghiacciata. Una bella birra”.

Osservava la gente, per le strade. Erano affannate, stressate dalla vita, uguali e morti allo stesso modo. Tutti. Grigi, tristi e monotoni.

Erano passate quasi due ore ormai, si stava facendo sera, ma il paesaggio che vedeva gli pareva sempre uguale. Si angosciò.

“Magari un po’ di musica mi farebbe bene…” pensò.

Si alzò dalla sedia e si avviò verso la sua collezione di cd, gli unici fedeli amici della vita. Altro che i cani. Quelli mordono e righerebbero anche un bel vinile, se gliene dai l’opportunità.

Aveva una vasta collezione di cd rock, anche di cantautori italiani. Ma in quel momento aveva voglia di musica classica, si sentiva più in sintonia con quell’atmosfera. La tipica atmosfera da uomo solitario ed intelligente.

Gli piaceva immaginarsi così.

Scelse Mozart, lo inserì nello stereo e scelse la Sinfonia 40 in G minore. Classica esecuzione, ma ben accettata in quell’istante.

Era da tempo che non usciva di casa, non vedeva più Willie o Nancy. Si era chiuso in se stesso, in una sorta di crescita mistica, come amava definirla. Però era arrivato al limite, aveva bisogno di un confronto con qualche persona, quindi mandò un SMS a Nancy.

“Ehi, oggi ho voglia di uscire. Organizziamo una bella bevuta per la serata?”. Inviò e lasciò il cellulare sul davanzale, nell’attesa di una risposta. Nel frattempo scese di casa, per comprarsi una bottiglia di whiskey. Le due che aveva a casa erano finite.

Stare in mezzo alla gente di quel quartiere gli piaceva, quindi il suo passo era piuttosto calmo, non aveva fretta. Entrò nel supermercato, prese la bottiglia e si avviò alla cassa.

“Oh, Charles! Sei ancora vivo?” gli domandò la cassiera.

Ormai era di casa in quel posto, la cassiera lo conosceva bene.

“Eh, si. Sono vivo. Ora ho in mente di diventare poeta”.

“Ma dai! Che bello! A me piace Neruda, e a te?”

“Mai lette poesie. Volevo un hobby che non mi costringesse ad uscire di casa. Le poesie sono per fighettini”.

“Ah ah ah! Dovevo immaginarlo! Non sarebbe stato da te dedicarsi alla poesia in modo professionale. Comunque sono 13 euro e 90”.

“Già, sono un fottutissimo ghiro. Grazie a presto”.

“Ciao Charles, fatti vivo. Ah, se poi magari scrivi qualcosa so che c’è un locale in centro, vicino alla stazione, dove tengono dei reading. Passaci magari, così ti fai un’idea”.

“Va bene, andrò a darci un’occhiata”.

Mentre tornava a casa fantasticò sulla commessa del supermercato.

“Le devo chiedere di uscire. Così mi faccio un’idea, come direbbe lei”, pensò fra se e se.

Entrò a casa e, controllando il cellulare, vide che gli era arrivato un messaggio.

“Ciao Charles” era Nancy, “stasera dovevo uscire col mio ragazzo, ma ok ci sono. Mi inventerò una balla. Chiamo Willie e ti faccio sapere. Ciao stronzo”.

Non rispose, lasciò il cellulare sul davanzale e si avviò in cucina. Prese un bicchiere e lo riempì per metà di whiskey ed un terzo di acqua ghiacciata. Lo buttò giù tutto d’un fiato.

“Ah, ora mi sento meglio, però non ho più un cazzo voglia di scrivere”.

Accese il computer e si mise alla ricerca del locale suggeritogli poco prima, intanto si preparò un altro bicchiere di whiskey.

Trovò il locale, si chiamava TAVERNALTERNATIVA. Appena lesse il nome gli scappò una bestemmia.

“Ma che cazzo d’idea ha la cassiera di me? Va boh, ci vado lo stesso. Sono un uomo di parola. E  poi male che vada, mi bevo una birra e me ne vado”.

Mentre guardava il sito internet del locale gli squillò il telefono. Rispose.

“Oh, stronzo! Allora, ho sentito che finalmente ti va di uscire!”.

Era Willie. Dal tono di voce era decisamente in una post sbronza.

“Eh, già. Mi manca la tua brutta faccia”.

“A me la tua da finocchio”.

“Sposami allora! Così mi offri da bere in luna di miele”.

Scoppiarono a ridere. Erano abituati a scherzare in questo modo.

“Comunque, a parte le cazzate, ti veniamo a prendere per le dieci stasera, ok?”

“Si, va bene. Ah, ascolta facciamo un salto alla Tavernalternativa, voglio sentire qualche reading di poesia”.

“Che, ti sei dato alle poesie?”

“Io sono un grande poeta, da sempre”.

“Si, ok, allora stasera ti vengo a prendere col mio jet privato!” disse Willie in tono esageratamente ironico.

“Riempi il frigo bar del jet allora”.

“A stasera, poeta!”

“Ciao”.

Quella sera Charles non mangiò. Stette tutta la sera alla finestra, sorseggiando il suo whiskey ed aspettando i suoi amici.

Si fecero le dieci meno un quarto, quindi si decise a prepararsi.

Maglione, pantaloni e le solite scarpe che aveva da tre anni. Era pronto e la bottiglia era finita. Mancavano 5 minuti e non sapeva come ingannarli, quindi iniziò a scarabocchiare su un foglio di carta.

Scrisse un enorme VAFFANCULO ALLA LETTERATURA dal titolo: DEDICATO AGLI SCRITTORI.

“Boh, questa è l’unica ispirazione che ho avuto oggi”.

Suonarono alla porta, quindi prese il portafoglio, le chiavi e scese di casa.

“Oh, che bel pezzo di figa che sei! Mi sei proprio mancata!” disse Charles, salutando Nancy.

“Hai solo da chiamarmi, così qualche volta te la do anche la figa” rispose ridendo.

“Vecchio stronzo, finalmente! Come va?” disse Willie, dando una pacca sulla spalla di Charles.

“Eh, ho finito il whiskey. Sono depresso” rispose, dopodiché scoppiarono tutti e tre a ridere.

S’incamminarono verso il famigerato locale suggeritogli dalla commessa. “E quindi ora ti dai alla poesia?” domandò Nancy.

“E’ per racimolare qualche donna disperata più che altro”, rispose Charles.

“Figurati! Tratti troppo male le donne, sei un vero bastardo!”

“Non è vero. Sono più che altro un riproduttore incallito. Mi piace far sesso, tutto qui. Se avessi soldi andrei a troie, ma non ne ho”.

Arrivarono al locale. Fuori era pieno di ragazzini sui 14/15 anni, che si atteggiavano a finti bohemien. C’erano anche dei trentenni. Questi ultimi erano viscidi, nel senso più sporco della parola. Si reputavano tutti scrittori/poeti di successo. Davano il vomito.

“E questo sarebbe il locale?” domandò Willie.

“Porca puttana Charles, ma dove cazzo ci hai portati? Questi qui son tutti dei figli di papà, si vede lontano un miglio!” esclamò Nancy, facendo girare qualche figlio di papà verso di loro.

“Che volete che vi dico? Andiamo a prenderci una birra, vediamo com è almeno quella”, rispose Charles.

Entrando nel locale si notava immediatamente l’esasperata voglia di voler apparire, soprattutto di doversi mostrare diversi. Non per scelta, ma per esigenza, quasi fisica.

“Questi sono finti”, pensò Charles.

“Andiamo ad ordinare”, suggerì Nancy.

Il locale era affollato, molto illuminato, con gente che teneva in mano dei bicchieri da spumante con dentro del vino. Erano tutti appoggiati alle pareti, che ascoltavano il poeta di turno che esclamava la sua poesia.

“E tu vorresti leggere qui?”, domandò Willie a Charles.

Charles non rispose, volle ascoltare la poesia.

Il mio amore per te, è come rugiada al mattino, splendente ed impalpabile, ma estremamente genuino e raffinato grazie a…”

Recitava tutta così.

“Dove cazzo è la birra?” domandò Charles in modo irritato.

“Aspetta, ora la ordino” disse Willie, “salve vorremmo tre birre medie” domandò alla barista dietro al bancone.

“Avete fatto lo scontrino?”, chiese lei.

Willie si girò verso Charles e Nancy, con faccia stupita.

“Ma andatevene affanculo, voi e la vostra alternatività!” imprecò Charles, contro la barista ed al poeta.

Nancy e Willie scoppiarono a ridere.

“Ero sicura che sarebbe andata a finire così!” disse Nancy.

Uscirono dal locale sotto gli sguardi attoniti dei presenti.

Charles si avvicinò ad un tredicenne fuori dal locale, che lo guardava con aria di superiorità.

“Ma tu almeno sai che cazzo sia un bohemien?”, chiese Charles al ragazzino.

“Ma che cazzo dice questo qua?”, replicò lui.

“Vai a studiare, và! E se vuoi fare il poeta, non frequentare questi posti di merda! Questa è la morte del poeta”, disse Charles.

Si allontanarono dal locale, in silenzio. Charles tirò fuori dalla tasca del pantalone un sigaro, se lo accese e disse : “Cazzo sembravo un poeta si o no?”, rivolto a Willie.

“Ah ah ah! Sapevo che stavi facendo il cazzone!”, rispose lui.

“Ovvio, cazzo me ne frega a me di come vive quel ragazzino!”

“Porca troia, quel posto è proprio raffinato al massimo. Hanno tutti un bastone su per il culo!” esclamò Nancy.

“Puoi dirlo forte, Nancy. Ma è questa la letteratura d’oggi”, disse Charles.
 

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Profilo Autore: Stefano Ragazzo  

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Commenti  

Noa Amin
+2 # Noa Amin 08-12-2011 07:47
Chissà se esiste un posto dove giovani artisti emulano la figura del bohemien..sarebbe comunque sempre meglio atteggiarsi recitando poesie nei locali con un palo nel di dietro che andarsi a sfracellare addosso ad un palo per lo sballo in discoteca! Trovo lo stile un pò troppo sboccato, ma considerato che è ormai il linguaggio dei giorni nostri, si può tollerare come strategia di comunicazione..di certo è una lettura per adulti e il rischio a cui potrebbe andare incontro l'autore è la fuga di un commento finale del lettore del tipo "MA CHE CAXXO HA SCRITTO QUESTO?"...
sob! :-(
Debora Casafina
# Debora Casafina 08-12-2011 10:04
inno alla paroloccia ma ben scritto,interessante e fuori dagli schemi la trama, non credo che c'entri nulla la poesia nella storia,se non come scusa per la fuga o la rivincità sulla noia di una vita vuota e ricca solo di colorite espressioni senza reali concetti che qui tu evidenzi benissimo...complime nti :-)

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