Se ci sono attimi che durano solo brevi istanti e altri così intensi che durano una vita; è solo perché abbiamo saputo cogliere il famoso attimo(carpe diem) al momento giusto. È proprio così? In fondo è pur vero che la nostra vita è costellata di frammenti di oggi che si uniscono a pezzi di ieri. Il futuro è sempre impregnato di passato e quel che siamo oggi è la conseguenza delle scelte che abbiamo fatto ieri. Ma cosa ci induce a scegliere una strada anzichè un'altra? Non ci è dato sapere. Tuttavia, soventemente, le scelte fatte, quasi mai sono scelte volute e ponderate. Non sempre si ha il tempo e la possibilità di scegliere: è difficile quando il selezionato sei sempre tu! Scegliere vuol dire avere più opzioni: ma spesso le strade sono a senso unico. Prendi ad esempio il padre di famiglia che per sbarcare il lunario è costretto a fare più lavori e poi improvvisamente a causa dell'eccessivo stress si ammala. Chi avrebbe il coraggio di condannarlo! Eppure c'è sempre qualcuno che dice che se l'è andata a cercare e che se avesse lavorato meno, forse non gli sarebbe accaduto nulla. Banale e sbrigativa conclusione. Non manca mai purtroppo, il solito "saputone" strafottente, che per convenienza e lavandosene le mani, sputa sentenze a destra e a manca. Mi viene in mente intanto, il pulcino che rompe il guscio e un pezzo dello stesso gli rimane attaccato alla testa e gli fa da ombrello. È una gran bella fortuna avere sempre pronto un parasole, un parafulmine che si materializza alla bisogna. Avere un pezzo di guscio protettore sulla testa ('e sante mparaviso: i santi in paradiso), è purtroppo un privilegio di cui gode solo chi è fortunato. Purtroppo c'è chi al contrario, anziché un bel guscio, ha sulla testa un grosso macigno, un fardello, o peggio, una spada di Damocle che è costretto suo malgrado a portare sul capo a vita. A Napoli c'è un detto in che fa riferimento alla iella che perseguita chi prova a dirottare le contrarietà in altri lidi, ma alla fine...quasi mai ci riesce: "facesse na culata e ascesse 'o sole! (ogni volta che faccio il bucato piove.) Emblematica ed esaustiva spiegazione popolare; in cui si riscontra la rassegnata vena ironica di chi pensa che perfino il sole sia solo per pochi fortunati. Scambiarsi empaticamente i gusci non è da tutti: chi vuoi che si prenda la briga di barattare un carico leggero con uno pesante! Chi dalla vita ha ricevuto in dote un peso leggero e maneggevole, perché mai dovrebbe prendersi la briga di tirare l'altrui carretta! In fondo i problemi degli altri non sono problemi nostri...dicono alcuni. Molti per pulirsi la coscienza accusano qualche povero Cristo di essersela andata a cercare. Il peggio del peggio è quando sono proprio i peggiori a giudicarti. Perché purtroppo è quasi sempre così: il coltello dalla parte del manico solitamente ce l'ha sempre chi non sa dividere il pane. La condivisione dei beni materiali ha un enorme valore: importante quanto quella dei beni spirituali. Imparare a donare ai meno fortunati è un po' come regalare un pezzettino di guscio buono a chi ne ha uno piuttosto malconcio. Questo è ciò che si predica, ma in realtà, sempre più spesso, la carità cristiana si riduce a quel frettoloso scambio di mani che si sfiorano durante la funzione domenicale: il classico buonismo del giorno di festa. L'abito della festa (il vestito buono per alcuni)è il classico abito di scena: quello che si indossa quando si deve apparire. In fondo ciò che conta è fare bella figura: appunto solo figure; ovvero anime di carta e la carta si sa... deperisce con le lacrime. Non importa se sotto il vestito hai un cuore ricoperto di cenci: ciò che conta è l'aspetto esteriore. E così (per la gioia di chi pensa solo ed unicamente al proprio tornaconto) fino a quando nessuno sarà disposto a barattare un po' di guscio buono con un pezzettino di guscio malandato...a pagarne le disastrose conseguenze...sarà sempre il solito Calimero.

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Profilo Autore: Giovanna Balsamo  

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