ricorda il silenzio dei castagni pazienti
come se le nostre anime si fossero svelate
a raccogliere il luccichio di chiare gocce.
Molestava un sole apparso beffardo
le porte che serravano fredde oscurità,
rovistava tra le ombre affratellate
ché visi e pugni si affacciassero impudichi.
Riprese a piovere né notte né giorno,
ci alitava sopra il timore di cattivi pensieri,
iniziai a parlarti senza ascoltarmi,
poi scrutai gli occhi ch'erano vivi.
Si voltò a rimirare le calde promesse
di quell'amore così zuppo di pioggia.
S'era accosciato il mese che tardo svanì
e noi sentimmo l'amore calamitato
che scivolava a far tacere la notte.

ti ho cercato tra mille voci
e ho trovato te,
seduto su quella panchina,
con i tuoi occhi dolci e profondi.
Mi hai guardato per la prima volta
e il sole ha riscaldato la mia pelle.
L' inverno è diventato
subito primavera.
Una dolce melodia
di cip cip,
alle mie orecchie.
Serenità di un magico sogno d'amore.
Hai raccolto fiori ai miei piedi,
hai scelto con cura i più belli.
Le erbacce brillavano
mentre camminavi,
cercando i miei passi.
Non avevo più paura,
di quella lacrima sul viso.
Scivolava così via la tristezza.
C'era solo una grande coperta
nel prato.
Un vassoio di biscotti
e le tue dolci mani.
Mi hai accarezzato lentamente
con un petalo profumato
e il mio cuore ha sorriso.
Il mio respiro è aumentato,
fino a farmi girare la testa.
Così in un abbraccio,
siamo diventati un' unica cosa.
In quale modo t’amo,
estraneo alla ragione,
quando un tuo sorriso
sa essermi d’immenso.
Perché ti amo come fossi
una poesia di Montale,
una tela triste di Monet,
una nota nascosta per timore
dietro il sipario della vita.
Perché ti amo,
in questo essermi
catena al cuore,
quando a sporgerti mi afferri
e mi sorridi come mille soli.
Tu che mi scuoti
come quercia al vento,
in questo amarmi
come profumo
di terre lontane.
Tu che sei di me
la parte che rinnego,
patria a cui appartengo,
figlio nato nella conca
d’un vulcano spento.
Ti amo, in questo scorrermi
come lava nelle vene,
in questo essermi, oggi,
futuro per i miei domani...
Sento,
quanto può gridare
dentro me questo tuo amore,
così velato quasi
innaturale, ma cosi' vero.
E non passa giorno,
che io lo viva, lo reclami,
perché ora e' parte di me.
Vivo tra le nuvole cangianti,
e di te ne sono piene,
mi ritrovo ad ascoltare
ancora e ancora l'eco
della tua voce, e di lei
sento ogni inflessione.
Parli al mio cuore, lo rendi
libero ogni giorno,
e volo, sollevata dal tuo
sguardo che mi segue
senza avermi.
Alzo al cielo l'occhio triste
e di note si schiarisce.
Tra i banchi di scuola
cominciò il nostro amore.
Tu, bella come un fiore
appena sbocciato,
io, con l’emozione addosso
ogni volta che mi guardavi.
Io e te,
troppo giovani da arrossire
per quel sentimento,
ma troppo innamorati
per restare in silenzio.
Quando ti portai quella rosa,
ti specchiasti nei miei occhi,
asciugandoti una lacrima di gioia
che scese sul nostro amore
e ci prese in braccio.
Ancora adesso,
che l’età ci invecchia,
ci teniamo per mano,
perché amore era
e amore io e te siamo.
Per la festa del cuore
vorrei farti un regalo speciale,
non i soliti fiori vermigli,
ne inutili splendenti diamanti,
ma qualcosa che penetri l’anima
e addolcisca i pensieri che hai.
Siamo soli in una panchina del parco,
vicinissimi quasi a toccarci.
Io alzo la mia mano leggera
e l’appoggio, tremante, sulla tua.
Ed ecco che il mio spirito caldo
trapassa la tua carne gentile
con i miei pensieri più dolci
che si mescolano ai tuoi,
creando un legame profondo
che il tempo non spezzerà mai.
La rosa e il sogno
abitano la tua me
ed un vestito d’astri
si consuma nei miei occhi,
mi accende dentro il tuo nome
come una primavera di baci
a danzar sui nostri perché.
Il tuo petto cerca il mio eco,
è carne del nostro domani,
sangue del mio pensiero,
e tu mi ascolti dentro
come rugiada di vento,
disfi e ridisfi il mio cielo,
raccogli i miei battiti infelici
e li appunti in un mai più.
Fra la rosa e il sogno
abita ancora il nostro amor
a dirci che siamo un’unica rima
perduta in un mondo d’amor.
Sei arrivata
come una rondine
a Primavera.
Verso di me
hai spiccato il volo
ed hai creato
nel mio cuore
la tua felice dimora.
lasciate segretamente aperte
Vero che sei chi t'ha baciata:
per sfoggio, lode, vanto, impeti di paglia
quello alla pioggia dal tetto rotto
E così amo, in qualche modo,
quelle pieghe invisibili
che però lasci intendere
Non promesse: se non del qui e ora
Un mazzo di gramigna
perché conquisti ogni spazio
A quel tuo giaciglio
La nostra casa è quel mondo
dov'è lecito grattare gli angoli ansiosi
Nel dolce tinteggiar del mare,
allorché il ceruleo cielo riflette la sua immagine
- cangiante, il suo colore -
fin dove spazia sguardo, all’orizzonte,
dove l’un nell’altro, in un abbraccio, va a morire...
Vivimi, amore...
Rispecchia, nei miei occhi, quella luce che dai tuoi traspare,
assaggia le mie labbra, dal sapor di nettare e di miele,
gioisci dei miei baci appassionati, che san svegliar i sensi,
affonda il tuo respir nel mio respiro, nell’alitar perenne.
L’ore s’infrangon sul tempo, così come l’onda su scoglio si frange,
ma tu vivimi, amore,
fin quando il giorno muore, nello splendore d’un tramonto
in cui discende il sole e s’innabissa in mare,
spandendo tutt’intorno i suoi toni di rossore
- quasi a morirvi dentro -
spegnendo il fuoco ardente che lo brucia,
lasciando il posto all’ombra, che dilaga e s’appropinqua
per stringerci più forte, tra le spire tenebrose.
Vivimi ancora, amore...
non ci badare, ricolma del mio essere il tuo cuore,
ricerca la mia anima nascosta, ch’è l’essenza dell’amore;
arriderà al tuo spirito in connubio, se tu l’ascolterai,
ascolterà, se tu le parlerai.
Se tu lo vuoi, sarò l’inestinguibile emozione delle notti,
la luce fluorescente dei mattini;
sarò il furore e la pace dei tuoi sensi,
quel sogno tuo irreale, che non s’annienterà al mattino,
ma muterà in reale.
Sarò la tua speranza e fors’anche il tuo dolore,
però... Vivimi, amore...
E io vivrò di te, perpetuamente.









