La bimba Cecilia
ha la bambola schiava,
costretta ad un voto
di eterna obbedienza;
per lei la padrona
col cianuro si lava,
è tutto l’opposto
dell’innocenza.
Allegra Cecilia
va verso il parchetto
e con il suo passo
calpesta il “ricordo”
di un infido, pigro
bastardo cagnetto
che ringhia al grasso,
al magro, al codardo.
Lo insulta Cecilia,
ma così non si fa!
e il cane furtivo
fa adesso l’indiano;
annusa, cammina
sì gira qua e là
e guarda curioso
un aereo lontano.
...E pensa Cecilia
che sta su una rampa:
Ma guarda che ardito,
mi vuole ignorare!
Però un po’ è carino,
sembra anche “in zampa”,
spero non l’usi
solo per...espletare...
La mano Cecilia
presenta al cagnetto
e lui l’annusa:
salsiccia o biscotto?
Ma no, tranquilli
dà solo un bacetto,
alfine il selvaggio
ha scelto il salotto.
Torna Cecilia
col nuovo amico
dove la madre
attende adesso.
La bimba maligna
sta meglio, ti dico,
ma là c’è colei
che i geni ha trasmesso.
Piange Cecilia,
perché madre ottusa
caccia via il cane
che torna a ringhiare,
anzi ora morde
e salda è la presa
sul prete, sul ladro,
sul carabiniere.
Guarda Cecilia,
giornata fantastica!
Con la sua bambola
sta al tavolino,
prepara un bel tè
in tazze di plastica
e gli alberi danzano
nel suo bel giardino.
E dice alla schiava
con fare sereno:
“Invitiamo la mamma,
le piace il tè nero!”
E poi le sussurra
con la bocca in mano:
“Però non le dire
che c’è anche il cianuro”...

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(stavolta troppo spazio