Nel risalire al Plèroma
Chiederò agli Arconti
La ratio che mi spieghi
Il quid della tua forma
Quello della materia
E qual concetto i due termini leghi
Alla norma che genera
L’essenza deleteria
Dimpudicitia carnis
E finemente intesse
Nell’ordigno del male
Quel tuo sguardo di Medusa – ipostasi
Delle stroboscopie
Del passato e di nuove
Parallassi. Dal Còcito
Un'altra simil-fisica
Fantasmatica evàpora
La tela del rito antico e accettato
E del tuo corpo di simboli istoriato
Mi consola che gli ἄρχοντες decifrino
L’ermetica follia del tatuatore
E quei segni al sentor di bergamotto.

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Profilo Autore: Filicheto  

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E adesso state ad ascoltare
che cosa mi è accaduto oggi,
un sole d’alba muta che sfondava
un cielo mai così visto sereno.

Avevo smesso di guardare fisso
le onde calme stiracchiarsi tutte
quando i miei già vispi occhi
posare li dovetti sulla spiaggia.

Una figura azzurro trasparente
intenta era a radunare armi,
essenze, creme d’ogni varietà,
cuori di pietra e muscoli a gogò

in un falò a ridosso della duna
senza improvvisati chitarristi,
senza amori da fare innamorare
e di brillanti stelle testimoni.

Mi accostai molto incuriosito
e giunto ch’ero al suo cospetto,
dietro di me il mare in apnea,
gentile, domandai chi fosse.

Sparì, l’anello dal mio lobo.
Lo vidi sciogliersi nel grande fuoco
in mezzo all’ultimo Manuale,
quello d’oggi, dei valori nuovi.

Ed ora che sapete questa storia,
di certo tutti vi domanderete
chi era quell’azzurro trasparente.
Vi dico che rassomigliava a Dio!
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Profilo Autore: Aurelio Zucchi*   Sostenitore del Club Poetico dal 04-03-2020

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C'è a questo mondo
un  evento
importantissimo,
che gli esseri umani
non potranno
mai assistere:
il volo dell'anima.

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Profilo Autore: Saverio Giovanni Ferrara  

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Da un pigro letargo mi son risvegliata
è tempo di fare una bella passeggiata!
Esco e intorno giro lo sguardo curioso
ma come mai tutto è così nebbioso?
Della realtà prendo coscienza atterrita:
in questo luogo ormai non c'è più vita!
Dove prima erano prati cespugli e fiori
ora son rimasti solo sassi e spinosi rovi!
Dall'arida terra sale nebbia fumosa
l'odore di morte impregna ogni cosa!
Quale malefica forza misteriosa
ha colpito il mondo mentre dormivo?
Mi fermo ai piedi di un vecchio ulivo
non ha più foglie sui forti rami
e mentre grido di dolore e rabbia
forme scure escono dalla nebbia
hanno tutti in avanti protese le mani
non ho alcun dubbio...sono esseri umani!
Ora riesco a vederli un po'meglio
dentro il mio cuore aiutarli voglio
ma fan troppa paura sembrano morti
terrificanti e bui sono i loro volti
senza più sguardo né espressione
forse hanno tutti perso la ragione!
Più non hanno sul viso lineamenti
si sono persi con le loro menti!
Io stranamente mi sono salvata
ero in letargo dal mondo occultata
non mi ha trovata la grande sciagura
ma ora son sola e ho tanta paura!
Ora che sono tutta sola davvero
con chi condividerò il mio pensiero?
Chi più leggerà le mie poesie?
Chi terrà tra le sue mani le mie?
Per il mondo vago ma ovunque vedo
solo volti bui e allora mi siedo
sulla terra brulla a piangere sola
e mentre son lì un pensiero mi consola
sto ancora dormendo perciò tutto questo
è solo un incubo e mi sveglierò presto!
Ed ecco apro gli occhi ma...oh no! Dove sono?
Sull'arida terra e qui intorno a me
la fine del mondo e io a chiedermi perché...
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Profilo Autore: poetessalibera  

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«Un cavaliere imprigionato nel tempo inesistente
narra alla sua spada d’amori, battaglie e perdute muse
e il vento del nord ascolta con loro
mentre le lacrime della notte
sbarrano l’ingresso alle grotte del mai…»

«Mia Iscandar non guardare al grigio delle rocce
che circonda i nostri cuori ma ascolta le mie storie
e sogna ancora una volta del nostro tempo»

Inebrianti profumi salirono da sperdute grotte.
Echi di silenti note invasero anfratti inesplorati.
Chiamai per nome il dolore,
attesi ninfee osservando acque di smeraldo.
Porsero a me dorati omaggi.
Schiusero mani per donare amore.
Nel fango morirono,
in attesa della passione.
Pianse il re Sole la perduta amante,
venne notte e i fiori di loto si schiusero,
senza essere visti.
Venne luce e corolle s'aprirono
a coprire segreti.
Mesto destino adornò bianche vesti
di fanciulle figlie della luna.
Nessuno ascoltò più i lamenti,
lamenti ascoltarono il canto del trapasso.
Dormirono ninfee nel profondo,
un sussurro alzò sabbiose dune.
Un vento lieve mosse trasparenze
e tutto s'acquietò in attesa del buio.

In attesa di lei...

«Dove sei mia Hydrusa,
di saggezza incontaminata fonte.
Di bellezza indomito corso.
Fa' che io veder possa gli occhi tuoi
per il trascorrere libero dell'anima tutta.»

Oh mio bosco di profumate tamerici,
lascia andare purezza.
Lascia immergere nei verdi flutti
la coppa delle meraviglie,
per dissetarmi dell’immagine sua
nel brindare con te all'eterna giovinezza.

Del tuo profondo in mistica posa
vanno di mimose gli arbusti
a perdersi in tormentato suo corso.
Tremule e pesanti le mani,
cedono i passi miei.

«Ma io verrò,
inseguendoti Hydrusa.»

Verrò verso il mare.
Senza concedere tregua
e dormirò nella grotta dei giganti
un immaginifico sonno.

Ascolterò l'inascoltato parlare
delle nebbie del mattino.
Sentirò risvegliarsi gli dei,
dall'alte rocce dei silenziosi dubbi.

Dai venti assaporerò
l'odor dell'isola di Zante.
Sarò tempesta e poi chete
donata alla tua sete d’amore.

Volerò nell'oscura danza delle falene.
Sarò Kalispera nel morire del giorno.

«Sagapò mia Hydrusa.»

Brezze fredde or portano lontano,
dal mio perduto sguardo.

E tu,
se ancora mi puoi sentire.
Dammi luce del tuo incanto
che calme brillino
le onde del mio pianto.

Vedo i bagliori del tempo
accarezzare le tue gote,
mentre l'oscurità scende
sull'inganno dell’esistenza.

Se questa è fine...
Sarò agognata fine,
tuffandomi dal promontorio
delle memorie impossibili.

«Sarò fine
in volo senza ali,
verso te
oh mia amata Hydrusa.»

«Mio signore ma dov’è Hydrusa ora»
«Fedele Iscandar ella è ovunque e in nessun luogo»

«Sorrise in silvestre luogo
il canto di lucenti raggi.
Mai trovò amore perso.
Mai il colore della passione
si svelò al crepuscolo della vita.
Tra ombra e chiarore
s'imprigionò l'essenza
e vite s'inseguirono
senza mai raggiungersi...
Nel comune destino
del non trovarsi.
E mai destino fu più crudele»
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Profilo Autore: Giancarlo Gravili  

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Ottenere la svolta spostando a poco a poco la molla che muove le cose,

credere che lasciare la vita libera dal fuoco, sia cosa onesta e giusta,

partire per andare

faticare per avere e mangiare le cose che il mondo lascia in parte per noi

creare rabbia e fatica per cose che l’uomo non capisce,

perdonare le cose per la loro scarsità,

mandare fuoco nelle vene per spargere aloni di mature parole di giustizia

non c’è luogo e cosa che ti calmi da questa ansia di perfetta densità latente

non si muore, non si cura, non ci sono le parole per spiegare ma la gentilezza è falsa,

dura e cruda la realtà, non si ferma contro i muri, li abbatte a spintoni per passare,

è forte,

è pura la natura

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Profilo Autore: Luto  

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Ho scalato montagne di burro
con infradito chiodati
Ho mangiato tonno all'olio solare
con pomodori sardi ed anche sordi
Ho usato dentifricio catramato
al sapore di cetriolo
Ho giocato con aquiloni bucati
e palle da tennis rivestite di piombo
Ho sezionato cuori di carciofo
ma non ho trovato l'aorta
Ho rotto duecento uova
ma non ho trovato nessun pelo
Mi hanno arrestato perché avevo
giocato a tressette col morto
Penso che presto dovrò
cambiare spacciatore !!
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Profilo Autore: Ferruccio Frontini  

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Al confine con l’altra dimensione
là dove è nuova la luce dell’alba,
mi soffermai a pregustar la scena
volgendo gli occhi all’eterea via.

Immensa, di persone pullulava
e di germogli a divenire fiori
al primo tocco della fantasia
quando li vuole contemplare schiusi.

Ed altro catturò la mia attenzione
in special modo uomini smarriti
e donne, anch’esse un po’ disorientate,
alla ricerca del ritorno duro.

Possibile, mi domandai sorpreso,
che dopo averlo anelato a lungo,
quasi al cospetto del mistero bello
vi sia la ritrosia ad accettarlo?

In mano a quella gente vidi zolle,
di mare gocce dentro delle ampolle,
la neve scivolare sui mantelli
e di sei petali su ogni petto un fiore.

Nel cuor di quegli umani vidi infanti,
adolescenti in cerca del futuro,
adulti a caccia del miglior presente
e vecchi, di nostalgia ammalati.

E un sussulto ebbi alla conferma
di essere non solo ad amar la vita,
di appartenere a quella folta schiera
per cui attender deve, il Paradiso.
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Profilo Autore: Aurelio Zucchi*   Sostenitore del Club Poetico dal 04-03-2020

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Davvero sono un uomo fortunato:
mi stacco in corsa dal carro della vita
e barcollando al centro della strada
mi infilo ignaro in dedali cortesi.

Sentite cosa m’è accaduto oggi.

Andando per la Via della Speranza,
in un mattino sera e notte insieme,
giunto ch’ero al chilometro duemila,
a destra un folto bosco di scintille,
a manca il lido degli amori azzurri,
mi sono ritrovato steso a riva.

Da naufrago che tal vuol rimanere,
ho avuto in dono dalla buona sorte
la condizione di parlar con Dio
e immaginate quindi tutto il resto.

Da lì a qualche secolo di pace,
son stato circondato all’improvviso
da stelle e primavere incuriosite
e a loro ho raccontato i sogni miei.

Poi, imbambolato e tutto a un tratto
mi son trovato tonto al bel cospetto
del mare contenuto in una goccia,
che mi ha ospitato a lungo nei fondali.

Tornato alla mia sponda sbalordito,
ammesso non bastasse l’accaduto,
ho avuto regalata l’emozione
di riabbracciare, come fosse viva, mia madre...



*
P.S. 
L'ho scritta nel 2007. Ovviamente, 35 Agosto 2007, è un giorno inventato, un giorno impossibile nel quale si libera il gusto della libertà interiore e del sogno...
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Profilo Autore: Aurelio Zucchi*   Sostenitore del Club Poetico dal 04-03-2020

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Quand'anche immenso arrivasse il giorno,
non lascio i sogni che mi stanno addosso.
Ho detto basta e non affido al tempo
il dispiegarsi delle aspirazioni.

Distratto guardo tra un sonno e l’altro
la luce quando picchierà sul muro
e conto intanto il numero dei giri
seguendo il lungo volo del gabbiano.

Immane, ecco un sorriso farsi largo,
le corse a perdifiato lungo il molo,
il placido solcar acque lontane
di un veliero o forse no… è un gozzo.

Riverbero nessuno alla finestra
molesta nel frattempo l’abbandono.
E’ chiaro che lo scuro tiene banco
e già m’appresto a ritentare il volo.

Mi trovo adesso al centro della Terra
e i battiti del cuore più non sento
così come li sento all’apparire
di bionde trecce dietro al davanzale.

Desista l’alba dal venire presto
a far distrarre il principe e l’amore.
Nel letto mio mi giro e mi rigiro
e chiudo gli occhi per vedere meglio.
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Profilo Autore: Aurelio Zucchi*   Sostenitore del Club Poetico dal 04-03-2020

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Quasi a sfiorar la non ombra di Dio,

ho volato nell’ultimo infinito

e cosa importa se un sogno è stato

o se si creda o no a quanto dico.


Di piombo, le mie ali protendevo

del colore rubato ad un tramonto

e la terra ho visto da quel punto

pianger finalmente di vergogna.


Anch’io…

c’ero anch’io in quella ressa.

*

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Profilo Autore: Aurelio Zucchi*   Sostenitore del Club Poetico dal 04-03-2020

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Oggidì - ho fatto
quattro passi nei colori
mentre lo sconosciuto abisso
colto da meraviglia
naufragava nelle tenebre
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Profilo Autore: Carmine Ianniello  

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Il Natale non va in quarantena: Ponte nelle Alpi si illumina | Bellunopress  - Dolomiti

Che Natale sarà
se non ci potremo
nemmeno abbracciare
o almeno vedere 
i nostri cari in luoghi lontani.
Sarà Natale?
con un albero non di abete
ma un salice piangente
mandato pure lui in quarantena
e con le dovute distanze.
Anche il bambino Gesù
dovrà mettere la mascherina
ed il bue e l'asinello
non potranno scaldarlo
per paura di infettarlo.
Papà Giuseppe e mamma Maria
potranno stargli vicino
perché sono congiunti
la stella cometa stavolta non può arrivare
perché le hanno vietato di viaggiare
ed i pastori che sono davvero tanti
per evitare assembramento
li faranno entrare uno alla volta
a visitare quel povero figlio
con tanto di cartelli
davanti all'ingresso
disinfettarsi prima d'entrare
stare a distanza almeno di un metro
è obbligatoria la mascherina
ed è vietato disubbidire.
Sarà Natale?
Un Natale diverso
diverso da tutto
perché anche Dio s'è perso.



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Profilo Autore: RAFFAELLO CONCA*   Sostenitore del Club Poetico dal 30-04-2019

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Da zero a nove e poi non mi ripongo,
io passo e non mi vedi,
mi ignori e non sai mai chi dopo sono,
perché tu a nulla purtroppo ci credi,
ma voglio farti un dono.
Questo è quello che io adesso suppongo.
Null'altro ti propongo.
Zero a zero e tutto è nell'infinito,
poche righe e leggi solo il dissenso,
fa guerra e cambia senso,
ma uno contro uno ed il gioco è finito.
Ciò che ho poi non dico,
non son lieto d'Essere,
poiché tutto mi si rivolta contro
e tu mi usi per tessere,
ciò che adesso vorresti a tuo riscontro.
Tu non sei mio amico,
Tutto è sempre vago,
e le tue non sono ora idee balzane,
come dire per svago,
che questo tempo ci da cose insane,
ma penso siano strane.
Mi son perso il mio ruolo,
la mia scienza non è solo pensiero,
con numeri uno stuolo,
che poi mi rivelino ancora chi ero
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Profilo Autore: Fènix Félix  

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Passata la notte insieme,
soli su un prato nero,
sentiamo ora ora ciò che ci tiene:
l'appartenenza reciproca,
il nostro amore, che è guerriero.

Il sole cresce e la luce si corica
sulle nostre solide catene.
Siamo uniti dallo stesso sorriso
e viviamo nella medesima retorica.
Un falso reale sentimento. 

L'astro compare, già assiso,
e ci inonda di un forte bagliore.
Il raggio giunge, colando, privo di intento,
sui nostri visi, illuminati d'un altro lampo.
Senza odore, l'aria ci solleva e trasmuta.

Siamo sul campo, con spirito adoratore;
la mossa è compiuta e il volo è spiccato.
Sotto di noi la vita prosegue, tra i fiori, sull'erba. Lasciamoci andare alla furia di questa corrente,
che ci avvolge come l'oceano affamato.
Così moriremo alla nascita della nostra ultima alba.
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Profilo Autore: Samuel Longo  

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