Sotto un acero e le stille di rame,
solo su una panchina e attendo,
ma non attendo più. Laggiù trame
di grattacieli e vetri in un crescendo
di riverberi. Perimetri di suoni
in quest’autunno che lento invade
la città, le fredde intersezioni,
e spinge foglie morte nelle strade.
Raccontavi di profeti e di calmi
angoli fra penombre e incenso,
eppure non s'acquietò nei salmi
lo smarrimento muto, immenso.
La skyline ferisce il tramonto,
raggi in tagli su spigoli obliqui.
Dove sei? Io non mi orizzonto
per rammarichi incessanti, ubiqui.
Sotto l’acero, come se aspettassi:
una cinciarella emette richiami,
dal sentiero tristi echi di passi,
malinconica sera fra i rami.
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