Sera: la voce di un’armonica.
Ruvida e soave empiva le vie,
mentre l’ombra malinconica
s’intrecciava a trepide armonie.
Le camere colorate di canti,
il timo e la menta sul davanzale,
erano infiniti gli istanti,
il cielo bello, profondo, irreale.
Amore, la gioia così intensa
che negli occhi brillava una lacrima.
E in quell’estasi alata, immensa,
pareva palpitasse un’anima.
Eravamo felici allora… forse:
la cena, i tuoi racconti sul balcone.
Ahimè, presto il futuro morse,
in me nutrii la disperazione.
E il raggio di luna che fluiva
sulle altane mi sembrò una ferita.
Ogni attimo il tempo sfioriva
e sapevo che sarebbe finita.
Ora mi torturano i ricordi,
i rimpianti per ciò che non ti diedi,
gli echi strazianti negli accordi,
il nero silenzio dei congedi.
Il bacio, la carezza sulla fronte
e la notte scorreva tranquilla.
All’alba si animava l’orizzonte:
oltre la finestra l’ultima favilla
di un astro, i riflessi sui vetri,
una brezza fragrante, l’inchino
gentile del tiglio… Eppure già tetri
nel cuore i sogni di un bambino.
24-11-2025 ore 15-22
0-3 EE