Talpe, lepri, e così via;
poi i mille orizzonti del nostro suolo
che si lasciano guardare e toccare,
in balia, da sempre,
degli agenti atmosferici
e della mia mano.
Avremmo persino potuto
ritiraci in preghiera,
nel chiuso di un alveare
o sotto le frasche del rovere.
Per sentirci a casa,
dentro un senso di continuità,
di prevedibilità.
Ma sono rimasto solo, qui,
nell'inconsistenza di un sogno
che era sognato per due,
a sollevare la testa
come fosse una zolla di terra.
Voglio un motivo
(ma non lo trovo)
che sia nobile abbastanza
per poter smettere
di piangere.

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Grazie Sabi