« Terra - la culla dell'umanità, ma non si può vivere per sempre in questa culla. »
(Konstantin Ėduardovič Ciolkovskij)
Sarà una colonia permanente la mia,
da lì detterò le leggi del Novus Ordo Mundi.
Sarà un balzo gigante, una nuova era spaziale,
l’occhio della provvidenza che controlla la mente:
-noi saremo i coraggiosi cosmonauti-
-e voi l’umanità al risveglio-
Qui, dalla casa sull’albero comunicheremo
con la terza Galassia, con il pianeta Titania,
e dal chiuso di un’inestricabile equazione
che non rappresenta il pensiero di Dio,
parleremo in linguaggio macchina:
sarà poesia in codice binario,
sarà lo sguardo di Ra
rivolto al futuro
del genere
umano.
E allora,
in questo nido
che ci culla come figli,
saremo amore umanoide:
Illusivo e consapevole
come il progresso
che sussegue
alla genesi.
“Siate voi benedetti,
come un tempo già lo fu
quel piccolo e distante pianeta,
coi suoi suoni e i suoi colori,
con i suoi mille pensieri
e due sentimenti.”
Alla fine era quello il messaggio,
questa l’illuminazione ultima:
“Oggi c’è il Dio Uomo,
ma presto albeggerà l’era
dell’Uomo Dio”.
Certo però non poteva esserlo per me,
che solo e testardo cercavo
di sopravvivere al mio tempo:
ieri, che tutto era chiaro,
che tutto il sognato
era quasi visibile,
e che forse lo si poteva
ancora raggiungere.
Avevo la stoffa di Ramnujan io, e voi,
che eravate il mio orizzonte matematico,
purtroppo non ve ne siete mai accorti
ma io ero come un asteroide fantasma,
che quand’anche lanciato all’esplorazione,
con un polmone respiravo l’albero
e con l’altro invece soffiavo forte al mare:
per scongiurare e allontanare,
almeno ancora per un po’,
la mia tristezza.
Era vero,
aveva ragione lui,
non si poteva più vivere
in questa vecchia culla
a noi così cara.

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charlie