Quando eri una bambina capricciosa
che sfidava la portanza del vento
(come la forma di un aquilone),
io non sapevo che farmene
dei tuoi due angoli diedri
e di quel lungo filo
che ti poteva
salvare.
Però
ti volevo
parlare di me
e dell’inutilità
di lanciarsi
in audaci
voli subsonici.
Quando ero piccolo
come un aeroplanino di carta
(in balia dell’imbardata e dello stallo),
tu non lo vedevi quale rischio mi assumevo:
e neppure potrai capirlo oggi, da grande,
che se non fosse stato
per la brama di raggiungerti,
mai e poi mai avrei assaggiato
(nel mio transito verso il giogo)
quel breve sorso di libertà,
quell’unico raro brivido
che nessuno può
ignorare.

Commenti
Quella forma d'arte che tu sublimi in ogni forma.
Grazie e un abbraccio da lontanissimo.