Vicino all’incredibile, ad un passo dal mare,
una lampada si accende e si spegne, nevrotica.
La vedi da lontano, o forse la immagini, perché non esiste.
Lui spalanca gli occhi pensando a Parigi, a le Champs Elysees, a Montmatre,
alle sigarette, agli stivali, allo scotch, alla spiaggia e alla capanna che sogna da sobrio.
Lei si confronta coi colori del cielo,
coi terzi e coi secondi, coi giorni finiti,
con gli intrugli sul vetro o il cristallo,
col mondo che ride, che gioca, ed invecchia.
Ci si trova più stanchi, alteri e impacciati, ogni volta che il mondo ci accusa.
Ci si trova leggeri, insicuri e felici, nelle lune che il sole ci eclissa.
Ma è stringendo le spalle e la cinta che il futuro ti viene a cercare,
per lasciarti un ricordo che pesa, un biliardo una stecca e la otto.
E se è pioggia soltanto, chi mai lo sa dire?
E se credo o non credo, lo puoi prevedere?
Senza dubbio mi costa un proverbio
tutto quello che riesco a capire,
e il fastidio che provi ogni notte
quando un sogno nel sonno svanisce.

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costruita con sensibilità e delicatezza sognante