Il sentiero è un tappeto dorato di foglie,
squarciato da tagli di luce obliqui
in cui roteano pulviscolo e instancabili moscerini.
Vibra esattamente come allora, la trama del bosco,
ma oggi sono solo sul sentiero
dove solo un anno fa passeggiavamo,
mano nella mano,
sorridendoci senza apparente motivo,
guardandoci negli occhi,
con i sensi inebriati dall'urgenza di unirci,
che possedeva quasi con dolore
i nostri corpi e i nostri sentimenti.
Sono solo oggi, e cerco lacrime e pensieri liberatori,
perché anche tu sei ora come queste foglie esauste,
custodita dalla terra bruna e protetta da austeri cipressi,
immobili sull’attenti.
So che non ci sono discorsi da fare,
riflessioni da approfondire,
motivazioni razionali da valutare.
Semplicemente il destino ti ha rubato il respiro
e l’energia che ch’era in te si è dispersa
in questa aria sottile ch’ora avvolge la mia tristezza
e ridesta i miei sensi assopiti.
Sdraiato nel centro del sentiero,
raduno intorno a me bracciate di foglie brunite
che ancora vibrano all’alito di vento
e le stringo a me come stessi abbracciando te
e me ne ricopro tutto,
come un anno fa i nostri corpi si coprivano l’un l’altro
rotolando allacciati sulle foglie morenti
e sui sassi aguzzi che nemmeno sentivamo.
D'un tratto, mi rendo conto della follia che mi ha colto.
Mi risollevo a fatica da terra, tolgo con larghe bracciate
pietrisco, terra e foglie dal petto e dalle gambe,
mi siedo su un tronco abbattuto
e, finalmente,
piango.
squarciato da tagli di luce obliqui
in cui roteano pulviscolo e instancabili moscerini.
Vibra esattamente come allora, la trama del bosco,
ma oggi sono solo sul sentiero
dove solo un anno fa passeggiavamo,
mano nella mano,
sorridendoci senza apparente motivo,
guardandoci negli occhi,
con i sensi inebriati dall'urgenza di unirci,
che possedeva quasi con dolore
i nostri corpi e i nostri sentimenti.
Sono solo oggi, e cerco lacrime e pensieri liberatori,
perché anche tu sei ora come queste foglie esauste,
custodita dalla terra bruna e protetta da austeri cipressi,
immobili sull’attenti.
So che non ci sono discorsi da fare,
riflessioni da approfondire,
motivazioni razionali da valutare.
Semplicemente il destino ti ha rubato il respiro
e l’energia che ch’era in te si è dispersa
in questa aria sottile ch’ora avvolge la mia tristezza
e ridesta i miei sensi assopiti.
Sdraiato nel centro del sentiero,
raduno intorno a me bracciate di foglie brunite
che ancora vibrano all’alito di vento
e le stringo a me come stessi abbracciando te
e me ne ricopro tutto,
come un anno fa i nostri corpi si coprivano l’un l’altro
rotolando allacciati sulle foglie morenti
e sui sassi aguzzi che nemmeno sentivamo.
D'un tratto, mi rendo conto della follia che mi ha colto.
Mi risollevo a fatica da terra, tolgo con larghe bracciate
pietrisco, terra e foglie dal petto e dalle gambe,
mi siedo su un tronco abbattuto
e, finalmente,
piango.

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