I fuochi lontani dei pescatori
imbiancano la rada
ovattata da onde e sospiri,
tra le onde laggià, tra le onde,
il tuoi occhi neri, il tuo scialle ocra,
il mio alito sul collo esile
da giraffa.
Fulttuano tra le zone oscure
di desideri marini,
amplessi al crepuscolo,
cadenzati alle rime
dei poeti di fine secolo.
Ora un braccio meccanico
mi asciuga la fronte
ed i pensieri volano
su cavi telegrafici.
Sfolgora lontano, sulle dune,
una vecchia conchiglia,
misero relitto di un amore
o di un odore intenso di ormoni,
i tuoi, neri, come i tuoi occhi,
come la notte che tutto avvolge.
Bacio la sabbia,
ed una seppia sapiente
mi fissa incredula.
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