Dall'innata clausura a cui mi costrinsero 
nacquero quei pensieri 
che mai avrei creduto potessero proliferare 
nella mia mente.

La gioia đelle piccole luci 
che sfilavano alte sulle colline 
che comparivano puntuali 
allo scendere dell'oscurità,
erano compagne uniche e piacevoli 
di quel periodo che non avrei mai dimenticato.

La gioia di poter oltrepassare un giorno 
quelle mura che limitavano il mio crescere 
che offuscavano in me 
il ricordo della gente e dell'amore.

L'amore per la libertà 
per quella strada di cemento 
tante volte odiata,
l'amore per il rumore della vita 
che lentamente avevo dimenticato.

L'amore in cui avevo sempre creduto 
e che ora più che mai,
mutava nell'indispensabile amicizia,
nel supporto umano e reciproco 
che cancella qualsiasi pregiudizio 
frutto di una falsa morale.

L'amore che mette a nudo l'umanità 
che è latente in noi 
e che viene soffocata dalle grida immonde della città 
dalle metropoli consumate dal tempo 
che non conosceranno mai 
il piacere di vivere.

L'amore che permette di saggiare con sublime gusto 
l'odore del tramonto e dell'alba.
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Profilo Autore: Giuseppe Trucchia  

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