Aspettavamo con ansia quel momento.
Il naso schiacciato sul vetro,
gli occhi scrutavano
tra la gente infreddolita.
Nulla,ancora niente.
Riprendevamo la penna,
ma non riuscivamo a scrivere.
Ancora sulla punta dei piedi
A rigare il muro,
a cercare in quel vetro opaco.
Nulla.
Un nervosismo,una gioia
Soffocati dalla delusione.
Finalmente! “eccolo”.
I visi chini sui quaderni.
Il silenzi, ..... l’attesa
“buongiorno”
“ciao papà-hai portato..”
Un momento. Un momento.
Vediamo i quaderni”
La paura di dover ancora attendere,
poi la mano apre la scatola i giocattoli… Il mio giocattolo
Lo prendevo ringraziando.
L’osservavo
Non sapevo se amarlo
o rimproverarlo.
Lo guardavo,
lo credevo migliore.
Ma no!.era bello.
Già correva sul davanzale,
sul mobile.
Urtava una statuina,
rompeva un vaso,
strisciava il pavimento.
Lo sentivo mio.
La gioia ,l’affetto,
s’ingigantivano
sotto gli sguardi curiosi.
Le parole di ammirazione.
Ma ecco che improvvisamente
Non correva più.
Si era fermato.
Mi guardava immobile.
“e’ inutile ripararlo,
si è rotto “
Mi guardava,
come implorando.
L’osservavo
Con la delusione nel cuore,
poi un calcio
e finì in un angolo,
schiacciato,contorto.
Guardavo dalla finestra
I bambini che giocavano felici.
Avevo aspettato tanto
quel momento…
Quel momento … Quel giocattolo.
Guardavo dalla finestra
E già né desideravo un altro.
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