Piovono miliardi di gocce 
ma non c’è modo di capirle tutte
Povertà dell’intelletto che fugge 
la completezza
Molta incapacità 
scuote l’acqua sulla gru e non si può 
dire il numero che diventa fiume
il ticchettio sugli ombrelli 
L’energia del silenzio e del fragore
impossibile descrivere l’obliquo 
sulla fronte 
la regola che scroscia nel canale 
E il cielo è così vago, assente 
ogni parola
Il mutismo assorbe il vuoto 
e non c’è lingua abbastanza
per comprendere la pioggia
Perché si dovrebbe capire il mondo?

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Profilo Autore: fintipa2  

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Commenti  

Simone*
+1 # Simone* 18-10-2018 12:33
il primo verso è bellissimo come la poesia stessa
forse un modo per dire che percepire è il vero senso che guida le azioni
molto bella secondo me complimenti
sasha
+1 # sasha 19-10-2018 13:55
Piovono miliardi di parole... e se lodano i poeti è perché, qualcuno di loro, ancora capisce il mondo e quanto ci accade sopra; sia che si parli di natura o dell'uomo. Il compito dei poeti è creare manifesti; personali, sì, ma sopratt di protesta per rendere questo pianeta partecipe, ancora, di ogni sentimento... compreso un senso civico, il rispetto globale... per tutti e tutto: anche della tanto declamata solitudine...
neveamarzo
+1 # neveamarzo 19-10-2018 18:37
Già, impossibile decifrare i sintagmi della pioggia e perché ostinarsi a farlo. Le emozioni non sempre vanno spiegate, ma questa spesso è la sfida chi di si sente Poeta...
Rita Stanzione*
+2 # Rita Stanzione* 21-10-2018 16:54
Ogni traduzione di percezione in parola, tra i diversi processi mentali, sottrae qualcosa all'attimo originale. Ma la parola ci aiuta anche a penetrare il pensiero, quindi ci sta bene anche poterci approssimare...
Bravo.
fintipa2
+2 # fintipa2 22-10-2018 09:12
Riflettevo sulla vanità dei poeti, sulla loro presunta capacità di rappresentare il mondo esteriore ed interiore,
Interpretare cioè quello che in esso accade. Coglievo la miseria del linguaggio di parole
a fronte della “semplice” pioggia, di come cade l’acqua dal cielo e in mille modi si spande sugli oggetti.
Riflettevo sul cammino ancora da fare, se ce n’è uno, aldilà della presunzione, del narcisismo
e dell’autoreferenzial ità che investe non solo i singoli io, ma l’intero ambito poetico che a me appare sempre di più
destinato ad una mera e triste rappresentanza di sé senza chance nel mondo attuale.
grazie
sasha
+1 # sasha 22-10-2018 14:50
Dici bene, caro fintipà
purtroppo la tecnologia ha dato la possibilità a chiunque di scrivere, pubblicare, lodarsi e sbrodolarsi con autoreferenze... autoincensamenti... elevando il proprio ego che poco porta all'umanità... e lo si legge in un modo così invadente perché i tempi sono cambiati: una volta, sì, si scriveva anche di sé e poi i poeti/scrittori in generale... venivano scoperti da qualche critico o da qualche mecenate ed era successo in vita e in morte... Si scriveva anche per commissione o per ribellione... ma erano pochi, a saper scrivere... Ora, il web pullula di gente che scrive ed è per questo che emergono solo rarissimi casi di scrittori che dicano qualcosa che nn sia del tt personale!
Bravo finti... ciao!!!

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