Manco a dirlo, manca Pasolini, nemmeno un santino sulla scrivania.
Non ricordo se Pier Paolo si sia accorto dell’autunno o dei gabbiani
E nemmeno se fu proposto per il premio Nobel.
Non ricordo ma si fa luminosa assenza il sole dell’assassinio.
Mi abbacina alla posta e sul pc vedo suoi folgoranti raggi penetrarmi.
Uccidermi le pupille è diventato un gioco di betshop.
Non devo infatti più scendere al porto
come potrei respirare l’aria festosa delle dipartite?
Come potrei sopportare la mano che trattiene il palloncino dorato?
Devo ingoiare i miei natali ogni giorno
sperare di essere un altro è diventata una necessità.
La mia maschera procede a tentoni nei mercati generali
anonimo tra poeti e scienziati
ma è quello che mi resta per stare qui
altrimenti dovrei tradirmi e tradire l’aspirazione al nulla della santità
appena l’alba muoverà i muscoli sul davanzale sarò con le nuvole
una carretta bianca porta già le mie armi, le dita, la poca propensione al successo
spaventando i pochi passeri che mi gridano contro, per fame credo, per disprezzo
per averli messi alla gogna secolare
e non aver cantato con essi un minuscolo amore.
Ma qui è in bilico ben altro, la certezza di un corpo che non risorge
Anche dopo tre giorni, anche dopo trent’anni e non è nemmeno un Lazzaro
O un piccolo marzo con boccioli rossi obbligati a rinascere.

Commenti
che non si limitava ad una denuncia ma era in grado di farsi pensiero critico e rivoluzionario, di estrema attualità
in quanto precursore del mondo globalizzato e ridotto a mercato infinito. ciao