Sottomesso a quale fede
Invochi il perdono e la salvezza?
Chi sancisce il peccato e la vergogna?
Chi delinea la libertà del tuo pensiero?
Chi consola la tua uguaglianza al rango?
Chi sovrasta la vanità del tuo sesso?
Il tuo simile forse?
O la negligenza del tuo canto?
È sempre più brutta ogni giorno di più
Non fa più guardare giornali o tivù
Che senti nell’anima come finita
La gioia di vivere sempre tradita
Da furbi assassini che stanno lassù
Ove il mondo non guardano come quaggiù
Si vive e si muore in eterna sconfitta.
La vita si sta consumando nel nulla
Tristissima vuota nel mare dell’io
Perché dalla grotta dov’era la culla
Vogliamo estraniarci seguendo un pendio
Che porta alla strada divelta e fasulla
Lontano da ciò ch’è l’amore di Dio.
delle tue lievi asimmetrie,
emblemi teneri
dell'umanità che ti pervade,
o degli angoli prospettici
deviati dai tuoi sospiri,
proprio per questo ti amerò,
ti amerò
per un piccolo sguardo di scogliera,
per un sorriso furtivo
rubato a una stella lontana,
ti lascerò correre
libera nelle tue immani praterie,
libera dal gioco insopportabile
dei frattali.
Novembre
È un volo su ali vuote
verso le idee
che ci riporteranno
nella casa del freddo,
con gambe sature
di chilometri
e sudore:
hanno corso tutta l’estate!
Novembre:
treni, foulards in un mosaico
irresistibile come
il fumo dei caldarroste,
dei poveri cristi
del giorno dopo,
della nave già salpata.
Come decadiamo
incessantemente
nelle torsioni dei giorni
delle speranze perdute.
Vorrebbe confessare
il tormento che si porta
appresso, rivestendo
stradine più buie
evitandole quando
la terra borbotta
inventandosi la notte
preferita, e respirarla
con umide labbra
in piena libertà
pensando che non temono
un'insolita onda
nell'amore negato
Hanno visi lunghi e non curati
sorrisi forzati e falsa tranquillità
Scuri come giornate di bufera
Camminano per lunghi viali immaginari
parlando con se stessi
Gli uomini che si arrendono
Hanno il cuore a pezzi e la gioia finita
Lasciano dietro di sè
ombre ed interminabili domande
Gli uomini che si arrendono
Hanno le tasche vuote e l'anima avvizzita
Tremano, al pensiero della notte che verrà
Gli uomini che si arrendono
Si sentono soli fra la gente
incapaci, malvisti e deboli
Sono in balia del vento e dei giorni
Ascoltano, senza presenza
Gli uomini che si arrendono
Vedono la fine di tutto, la speranza inesistente
il futuro perso
Ricordano le ore, quel giorno, dove tutto era semplice
Gli uomini che si arrendono
Pensano a come sarà e come si farà
Si trascinano con fare inesorabile, non avendo altre forze
Gli uomini che si arrendono
Sono i più e non li sentiamo
perchè non fanno rumore.
Sussurri di parole
donate con il cuore
sussurri d'amore
di brividi che avvolgono
e stringono forte
e poi ti rincorrono
senza fermarsi
scivolano lenti sulle labbra
rossetto al sapor di fragola
e il tempo ha portato via.
Via dagli occhi intensi
che scrutano e sanno morire
nell'abbraccio al chiar di luna.
Le parole... L’amore,
così come vengono
non inventando niente.
Lasciar fare al cuore,
sia col freddo o col sole
con la pioggia, la neve,
lo dice dolcemente
non esalta od inganna,
né stagione n’età.
Un bel fiore che nasce
in un prato,
non rimane mai solo
perché intorno c'è l'erba,
così alta, superba
da natura all'amore.
Così nascono le parole
come un soffio di vento,
arrivato in un istante
senza dare preavviso
lasciando col fiato sospeso.
Il cuore batte
un tamburo nel petto,
non è più da solo
perché l'amore riesce a parlare
intorno rinasce la vita
quella cercata,infinita.
L'amore…Le parole,
stasera non piove
intorno alla quiete
dopo tanta tempesta.
Ora dormi ed abbraccia il cuscino
così sogni d’averla vicino...
che la vita si dirama
in tante fasi ed è inutile
uscire le unghie senza
comprendere i disagi
che create, ad anime
anch'esse bisognose
di quetare, per far fronte
a doveri quotidiani
nel tormentato universo
di discese ma più salite
per tirare, un sospiro
di sollievo





