La fame

guastava l’ennesima sigaretta

e nel vuoto

fissavo il pavimento a capo chino

aspettavo

allontanando le pieghe dei pensieri.

Martellavano

le nenie, vestite di nero e i vagiti di un bimbo

seguite

dal triste suono di vecchie campane

e piangevo

non era il fumo della sigaretta

oramai spenta tra le dita.

Inseguivo

i solchi sul selciato

assaporando una via d’uscita

poi la sera

tacquero le campane

smise il pianto di bimbo

e sulle gote

vischiosi addii.

Finalmente il silenzio

e non ebbi più fame.


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Profilo Autore: CALOGERO PETTINEO  

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Commenti  

Debora Casafina
# Debora Casafina 22-06-2011 20:51
Molto Intensa e introspettiva nella sua drammaticità!complim enti
Arcangelo Galante
# Arcangelo Galante 14-04-2016 14:18
Analitica introspezione, descritta con nitide immagini, inerenti un peculiare momento fatto di lunga sofferenza. Una pubblicazione dal contenuto fortemente triste!

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