Il cielo ha una bocca di cenere
e sputa pioggia da labbra di nuvole
I miei occhi sono pozzi
e catturano acque inquiete.
Fiumi scorrono nelle pupille.
Non confonderli con le lacrime
che custodisco in un blocco di ghiaccio
sui fondali del cuore.
I temporali passano.
Il vento si calma piano.
Ma i rami spezzati restano a terra
come scheletri sbattuti
dalla ferocia del vento.
I segni della furia.
Ed i segni sono firme e sigilli
vergati con il sangue
come le ferite appena aperte.
Le vie del dolore sono
talvolta squarci, talvolta vene scure
sul petto bianco della pietà.
O i lividi violacei della rabbia.
Sulla nostra carne il tempo si imprime.
Tatuaggi manifesti o occulti.
Bisogna saper cogliere le sfumature.
Ed essere capaci di minima empatia
o almeno di uno spirito d'osservazione
che violi i limiti della superficie.
Che si inoltri sotto gli abiti dozzinali
dell'apparenza.
Fino a sfiorare sussulti d'anima.

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