Inchiodo le mani
ad un silenzio
e gli occhi ad un muro.
Crocifiggo i pensieri nudi
come fossero di carne.
Ascolto il battito del cuore
e lo sento ribelle al petto,
Sono un piccolo ostaggio
nella prigione di un me stesso
avvezzo a un carceriere
che porta il mio identico nome.
Che indossa i miei abiti,
che si siede al tavolo
vicino alla finestra,
nella mia casa.
Ci esploriamo nello specchio,
carnefice e vittima 
in un unico riflesso.
Fumiamo nervosamente
e ci copiamo gesti insensati,
ci scambiamo abitudini
nostro malgrado.
Coinquilini scomodi
di un'esistenza.

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Profilo Autore: Sabyr  

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Commenti  

Henry Lee*
+1 # Henry Lee* 01-02-2019 07:45
Due facce di uno stesso io che vanno in contrasto con ciò che viviamo. Metafore forti e pungenti che fanno emozionare e riflettere, come capita molto spesso nelle tue poesie. Questa mi è piaciuta davvero tanto!!! Ti abbraccio Sabyr. HL.
Ibla
+1 # Ibla 02-02-2019 01:11
Interessante questo confronto tra cuore e cervello.
L'uno che cerca di dominare l'altro.
Non saprei dire chi tra i due è il vero prigioniero.
Bravissima!
Un saluto da Ibla.

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