Stacco un petalo all'ombra
che scivola come velluto
oltre il mio corpo.
È come parlare con un sussurro
alla parte più intima dell'essere.
Che non ferisca gli occhi
una lama aliena di luce
mentre mi cullo
nella soffusa sera del cuore.
Questa pace che mi ricrea bambina
e mi accarezza con la dolcezza
di affusolate mani materne.
Un limbo che profuma di fiori.
E il mio accovacciarsi morbido
nell'utero del sogno.
Al fluttuare leggero
le membra vuote di peso,
piene di improbabile infinito.

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Un saluto da Ibla.