e mi dispiace per voi
che ancora cercate
nella sabbia il tramonto
e nel tramonto la luce
per accendervi il cuore.
Io sono il fiore
cresciuto a fatica
nelle fessure dei muri
e ho assaggiato
il veleno del ragno
per cercar di capire
se è più dolce di me
e del mio tarlo.
Io sono il dolore
che ho visto negli occhi
di mio padre e mia madre
nelle notti di Giugno
quando fuori le ombre
erano stelle filanti
che danzavano nel cielo
e sembravano Angeli.
Io sono l'amore
e ho ingoiato a fatica
l'incenso del tempo
per potere volare
vicino al fianco di Dio
calpestando la luna
in un'alba non più mia.
Palindrome sequenze
di un volo a mezz'aria
vuoto l'intorno
sospesi respiri
nel restio fraseggio.
virgulti nuovi
s'intrecciano innalzandosi
vacue speme
come tremori
non danno risposte
e sale verso il cielo
nebbia e sussulti.
rumori fischiano
e portano lontano
nel mezzo del cammino.
ripetuti giornalmente, come fossero un Mantra,
parole sempre uguali,
seppur ogni giorno, per vergarle, vengano girate e rigirate,
esprimendo sempre lo stesso concetto.
Egoistici esibizionismi dell’apparire,
fatti del dire e non dire,
milioni di poeti e scrittori,
danno sfogo alle loro menti drogate d’inchiostro,
su incolpevoli fogli di carta bianca,
riportando annotate le loro pazzie.
Non vi è silenzio che copra il fruscio della scrittura dei dannati nell’anima,
che stanno a scimmiottar i sommi poeti,
rincorrendo il sogno di un libro pubblicato,
per essere a loro volta, annoverati nell'effimera gloria.
Sian intellettuali forbiti dalle eleganti parole,
oppure ignoranti dal semplice scrivere,
passano ore nel voler raccontare al mondo quello che si nasconde dentro di loro,
elaborato e dettato dalla mente o dal cuore.
Milioni di parole che qualcuno forse leggerà
e, in fretta, dimenticate subito le avrà.
Hai presente il mare quando e' calmo?
quasi sembra fermo
lento sciabordio
giunge a riva
a lambire sabbia o scogli
li accarezza e si ritrae
lasciando il suo bacio.
leggera schiuma si forma
e raccoglie sul cammino.
la sua voce è mormorio
che s'ode..a ripetersi
e il suo profumo ti pervade
lo respiri.
quando il mare e' cosi
la mia anima tace, si calma e riposa
di blu si dipinge
e fa a gara con il cielo.
hai presente il mare?
vive mi dà pace
perpetuo ritmo d'onde dentro me.
in tutte le distanze arrese
ed in tutte le stanze arse
ghiacciate dal nebbiolo
volli i miei stalli di cielo
alterandomi le manie;
se vuoi resto integro di voluttà spente.
E, stanza, ripetimi la notte
e quanto d'ombre a interferenza piana, appai;
(ho paura di usarmi le stelle a doppia punta, sopra).
Quasi è giorno, muoio; erigimi a festone
in chiavi d'arido schema
e scrollami.
M'indossai su di me
in notti freddamente calde
scesi milioni di anni
per concepire il presente
ad uno ad uno
restai nudo
sull'oltretomba ad osservare
la falce bianca danzare
ed è qui che mi fermo
amandoti più dell'odio
come i miei strali astrali
Notti trasparenti
Attendo
Mi sconvolge
Mi devasta
Aspetto l'orizzonte
Quando le nuvole
coriandoli graffianti
m'accingo a bere il cibo
che mi fu rubato
negando escrescenze
e falò
Seppi rompere il tempo a clessidra avviata
su giacigli fatti ghiaccio
nei tempi dei tempi
del tempo che tempo non fu
mai più
a guardare le ore passare
inimicizia incallita
suonando laconiche
malinconie
per salutare per sempre
questo globo materiale
c’è stato il giorno del pianto e del sorriso,
quando i pensieri garrivano,
tra i refoli di un vento di maestrale.
Mille pensieri pronti già a salpare,
per lidi colorati, tra suoni accattivanti,
e mille, mille volti sorridenti.
Levata l’ancora ora tutto accade,
nel primordiale caos ti trovi a navigare,
ti bacia lieve zefiro,
l’onda ti culla in questo calmo mare.
Continua il sogno dietro gli occhi chiusi,
di amori mai arrivati,
e luoghi mai guardati.
C'è stato un tempo da cui tu vuoi fuggire,
e a piene mani di vita vuoi morire.
C’ è ora un tempo,
il tuo,
ed è arrivato il giorno di partire.
la fine a volte sfugge d'incatenate cime
Dicono che è colpa del gorgogliar d'un rio
ed altri dello sguardo che non rammenda pezze
ma noi sappiamo già che il nuvolar di stenti -sovrastare vigne-
si tende inquieto e salubre a proferir carezze
e nell'udir angelico il gesto d'intonare
note -allungandosi ricreando un canto-
or cade nella selva dei desideri incolti
nel nascere ghirlanda che dall'amore chiede
muto bianco
Non smettere mai di bussare a quella porta,
dove chi ti risponde è solo e sempre il silenzio,
dicendoti qui non c’è nessuno.
Non smettere mai di amare il mare,
perché le sue onde distruggono i tuoi castelli di sabbia,
tu continua rifarli, un giorno potrà essere calmo
e in piedi, potranno restare.
Non smettere mai, di sognare di voler volare.
Sai già che non si può vivere nei grattaceli fatti in aria,
quello è il mondo dei sogni, anche se tu ci vorresti abitare.
Continua a sognare case di cui i muri, fatti di cartapesta,
si sgretolano sotto la pioggia ed il vento.
Ma vivere è anche soffrire.
Non smettere mai di credere nell'amore.
Lo zingaro che ti ha fatto le carte è mentitore,
lui non ama, ma ruba l'anima,
per andarsene via, poi, con il tuo cuore.
Si conclude il giorno
sotto forma di parole
sequele ad effetto
per volere
ma poi cosa resta?
di sensazioni buttate
come frutti mature
son cascate.
occhi aperti a guardare nel mondo
processioni e incantesimi
strappi e ricucite
come tramonti senza sole
prendi petali e componi un fiore
sotto ali d'angeli senza nome
ora arriva la sera
e nel tuo canto non sarà piu' nera
filugelli e ragnatele
a proteggere il cuore.
quando nei miei passi c’è tutta la mia storia
che gli occhi hanno visto e raccontato al cuore....
Come potrei essere diverso da quello che sono,
essendo il frutto di quello che ho imparato,
non potrei rinnegare me stesso, per qualcosa che ho fatto di sbagliato,
ma solo ricercar, dentro di me, l’umiltà
e ammettere di aver errato.
Come potrei non essere un uomo,
avendo preso il nome da mio padre e io, ad un figlio, averlo tramandato.
Come potrei essere diverso,
se i miei passi non mi avessero portato lontano,
ora sarei solo prigioniero delle altrui parole,
le cui mi avrebbero fatto diventar diverso da quello che sono.
Un uomo che guarda al futuro.
ha solo spostato il mio vuoto un centimetro più in là.









