Mentre mi ricamo 
 di crepuscolo

sottilmente la luna 
si riempie  di mare

e l'acqua  
geme  poesia.

Tonda e piena
seduce .


È ghirlanda fiorita
purpurea sulle mie labbra 
corolla  rosa sui miei seni


sguardo che
mi tormenta l'anima.














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Profilo Autore: Caterina Morabito*   Socia sostenitrice del Club Poetico dal 14-03-2014

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tolgo la giacca

i cromosomi

il nucleo dei pensieri

gelo di capelli corti che scuce i “sono”




e vesto indiano di acchiappasogni a pendenti

-Artide in Antartide-

di fiori incorono viso, tempie

e righi di chitarra scorrono fra mani e il quando

La gazza ladra ha rapito il mio diamante
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Profilo Autore: Aita Carla  

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La tua rabbia
posata come daga sul mio cuore
viva rende la spina dell’abbandono
al tuo implicare il mio convincimento
a memorie che resistono alla guerra:
- materiale che parla ancora -
l’esatta lingua del dolore
e un fremito di disappunto lascia.
SalvaSalvaSalvaSalva
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Profilo Autore: Grace D  

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Il vento d’autunno non è più lo stesso

agita le foglie incurante che stanno per staccarsi

intona un’eco di voci incostanti

i pensieri, ad ogni titolo incontrano ostacoli

si sciolgono campane e rintocchi liberi risuonano

come prodigi di verità:

“le cose che più amiamo siamo destinati a perderle”.

Il vento d’autunno non è più lo stesso

insegue gabbiani allo stesso modo

affamati di onde e nuovi lidi.

E’ difficile arrendersi alla nuova gemma

che non ci riguarda più e nello stesso tempo

ci appartiene da sempre.

Si sciolgono campane e rintocchi liberi risuonano

come prodigi di verità:

“le cose che più amiamo siamo destinati a perderle”.

 

Le cose, che più amiamo.
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Profilo Autore: Sandrino Aquilani  

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Coi dovuti ritocchi
saresti nata già via
e portati altrove 
divano, Cristo 
e ogni croce.
e ogni lago disumano
sublime metafora accantonata 
anitra zoppa per i ghignosi
Un altro modo di dirsi: "Adieu!"
o rivederci alti fra le tombe
d'un immolato campo santo
all'ombra del cipresso 
discutendo allora
di ciò che fu 
mio e tuo lasciato alacre
in scatole di laghi marci
o solinghi abituri
o in canali inquinati di zolfo e d'ogne specie di scarto
un pò cozze viandanti
rumorosi intrugli
da soddisfarsi tra silenti,
vocati piano paradisi
d'oceanica miseria.
Onde tu gia sguazzi
onde tu provi a volteggiare
a inzuppare le zampe in pozzanghere
luminose
eppur bagnata io esco dall'acqua
e la mia piuma zampilla
Ché appartenere è povero,
quanto stagioni compassate
a professarsi il rema
su chissà che scriverebbe 
Salinger di noi anitre
rimaste via dal lago di ghiaccio
e dai tumulti del chiedersi,
appena tramonti l'ombra,
un aporico dubbio,
alle catene del vasto grave
tombato tra le fronde
del tuo corvino e d'altri spazi
capillari e cigliari.
Ma il tattile è un arbitrio di scommesse,
passante vetri sulle mani;
taglia e stanca quanto l'ultima sconfitta
o la prima volta che decidi il tuo rumore,
silenziando la densità spenta
e destando sospetti
a quell'ingrata finitura d'identità sparse.
Ma poi una ad una ci specchiamo
nel lago narcise 
decise
anime fragili 
pennuti volatili a metà
del mondo ch'io 
ho vissuto gia.
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Profilo Autore: fgl  

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Son qui solo tra mille rumori,
con un bicchiere vuoto tra mani,
che ascolto una canzone alla radio;
la mente è a palla e implora il silenzio,
in questa stazione di treni che non ha orario
ed è rimasta senza biglietti…
Ma, dopotutto, non saprei dove andare.
Una sirena urla al suo passaggio,
diretta all’inferno o in Paradiso,
con sopra chi fa il suo ultimo viaggio.
Non c’è mai silenzio in questa città,
non dorme nemmeno di notte,
seppur tu chiuda finestre e porte,
ti vive nelle vene, rubandoti il cervello
e facendoti divenir un drogato assuefatto.
Fumo nel cielo e asfalto bagnato,
non consolano un uomo affamato;
che specchiandosi nelle vetrine,
vede solo un vecchio mendicante abbandonato,
che chiede ad un passante una sigaretta,
quattro parole, un po’ di compagnia.
Non c’è alcuna differenza tra il giorno e la notte,
la gente passa di corsa nella totale apatia.
Tra i mille rumori, i sogni la mia città se li porta via.
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Profilo Autore: Horion Enky  

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Siamo stati noi
i primi a fingere

protagonisti della vita
che toglie fiato, toglie colore
che strappa amore.
quale sia il vero scopo

non lo sapremo mai
eppure guardiamo con occhi diversi
lo scorrere incompreso
di pensieri senza costrutto
e prevale l'impotenza
di poter risentire dentro
l'innocenza di un amore
sconfinato e proletario.
così restiamo senza respiro
incapaci di connetterci al momento
e al vero scopo di questo nostro andare.
zombie su i passi
che come orologio che batte
segna i minuti senza fermare

l'attimo per respirarci.

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Profilo Autore: Marinella Brandinali  

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Creami
 
piccole dimensioni
 
d'oblio,
 
a punte modiche,
 
con labbra calamite
 
che blocchino parole
 
appiccicose,
 
sepsi di rime
 
e voglie nella voce.



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Profilo Autore: Ryan  

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Eppure guardo ancora li
dove ogni passo
mi ricorda il tuo, 
dove il muretto siede la tua ombra .

Mi soffermo
e abbasso gli occhi
 lasciando al vento
la carezza più dolce.

Quel soffio 
è l'unico rumore rimasto 
del tuo andare...

A piccoli passi .
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Profilo Autore: Caterina Morabito*   Socia sostenitrice del Club Poetico dal 14-03-2014

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C'era solo una strada

di fronte a me

e con lo sguardo, la seguivo,

come ogni giorno,

camminando tra molta gente che,

come me, ciechi,

si muovevano in tutta fretta,

come formiche indaffarate,

in scatole chiamate città.

Casualmente mi trovai

a distogliere lo sguardo dalla via,

dove eravamo tutte marionette.

Svoltai ad un incrocio della vita.

Mi accorsi che i miei occhi vedevano,

per la prima volta,

cose nuove e non ero cieco.

Vedevo che, oltre le consuetudini,

esisteva un nuovo vivere.

Vidi che, oltre il grigio e il fumo,

c'era l'azzurro del cielo infinito,

dove i sogni volavano liberi

e non confezionati dai media

o arrotolati sui giornali.

Assaporai l'aria della libertà,

liberandomi da tutti i mali

che ci avevano dato in dotazione,

per restare schiavi di noi stessi,

perché non c'è miglior servo

di colui che vuole rimanere servitore,

per paura di volare.

Quel giorno incontrai te, libertà e,

con te, portavi un grande dono,

l'amore e il perdono.
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Profilo Autore: Horion Enky  

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Sì, litighiamo spesso io e Te, mio Dio,

o meglio con vigore discutiamo;

non è forse anche questo essere amici,

gettarsi in faccia senza alcun inganno

quel che dell’uno sta pensando l’altro

a rischio poi di battersi ed urlare
o consigliare fino allo sfinire

senza diplomazia, indugio o tatto

quale cammino, quale scelta fare!

Non è amicizia semplice la Tua

che pur celato lì nell’oltrespazio

sei ovunque intorno a me e dentro il mio io

ma senza mai mostrare quel Tuo volto

che tanti hanno cercato e tanto cerco;

non è del tutto facile parlarTi

quando gli umani sensi non aiutano

sapendo tuttavia dentro il mio cuore

che Tu realmente sei pur non essendo.

Che dire poi di tutte quelle colpe

che Tu con il Tuo Verbo metti a nudo

cercando di redimermi e guidare

e degli orrori di cui Ti chiedo conto

(pene, martiri, infanticidi, guerre)

seppur sapendoTi innocente e puro,

chè l’anima non può veder più sangue!

No, non rispondi o forse non Ti sento,

o forse non m’è dato d’ascoltare

quella Tua voce ch’altri ben più degni

hanno attraverso il fuoco, nel deserto

o nelle sofferenze del martirio

udito come un tuono od un sussurro.

Sì, litighiamo spesso io e Te mio Dio

ma nonostante tutto noi ci amiamo

io perché so che sei fedele e retto

Tu perché nella grande onnipotenza

credo altro non sai far se non amarmi.


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Profilo Autore: Marco Magistri  

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Ti sei nascosta dentro i miei passi,
confondendoti nelle impronte del passato,
l’inquietudine tradiva i ricordi, 
troppo lontani per viverli nel presente.
Marosi i pensieri, smossi dall’increspar dell'onde,
trascinati via come fine sabbia,
vanno a morir nel profondo dell’oblio 
che l’anima rifugge sempre.
Non hai ali che nel cielo si librino nel vento.
Incline ai dubbi, nella confusa ricerca del cuore,
tu vuoi sanare le cicatrici dell’amore
che, chiuso dentro in una dorata gabbia, muore.
Non vi sarà pianto o riso a ridestar il sorriso spento,
quello che insegui lasciandoti trasportar dal vento,
che non cancella l'orme degli errori del passato,
ma le ricopre soltanto d'una patina accumulata,
generata da indifferenza e da rancore.
Or stai a rimirar chi ti sembrava un tempo il faro,
cercando di comprender e di farti illuminare dalla luce
che illuminava il suo cammino,
ma, cieca, inciampi nell'ombre dei suoi tanti errori.
Vita, mia cara amica, allunga ancora le tue mani,
per aggrapparti al tuo domani,
sarà sol esso a scortarti nel percorso,
fatto di gioie e fors'anche di dolori.
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Profilo Autore: Horion Enky  

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Metallurgico pensiero
m'attrae di volta in volta 
ad'ogni ora della notte
s'avvince nel tremare 
il sapore struggente dell'irrazionale impasse
sosta vietata a mitigar servigi
d'anni fui colto
poi scoperto mi raffreddai
ed oggi è quasi crepuscolo
l'affacciarmi di fronte al muro
nell'inchiodare poveri Cristi mai estinti
poveri madonne mai madri
e non più vergini
non esisto-dissi-ai non morti
non compresero l'insensata organza
e il suono vibrante della mia voce
non compresero perchè erano dell'altro mondo
quello dei vivi-dicono loro
quello in cui d'amore e d'altre storie si può 
andare a sbattere
ed in silenziosa ambizione
nel volgare tramonto di luglio
impasse fu la prassi
del guardarci andarcene via
e tu materialista metallurgica
tra pozioni e pozzini
hai inquinato le falde veraci
dell'amore impellente
tu esisti-dici-ti tocchi e mi godi
poi esci e corrodi il mondo 
che t'attraversa
qui, accanto al mio cipresso non ti voglio
vai più in la
accanto gli altri non morti
perchè li puoi morire

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Profilo Autore: fgl  

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A volte
cerco il punto di ripristino
stacco gli elettrodi e verifico se io esisto.
A volte
cancello il mio presente
il passato e il futuro che sarà
l’idioma assurdo di questo mio penoso stato.
Cerco e scavo, copio, incollo e poi cancello
nella mia mente perversa
la nullità del corpo che cerca appartenenza.
Entro ed esco e poi viceversa
e mi sorprendo sempre
quando m’adagio e poi scivolo profondo
nelle sabbie mobili della mia testa.
A volte
conto i giorni e quello che mi resta
per rimanere vivo tra le rose
conto le ferite e le risate
e mi chiedo perché ancora spero
perché cerco tra le pietre
l’ultimo granello
e quando conto le mie perle
mi perdo irrimediabilmente
nella lucentezza delle ombre.
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Profilo Autore: Demetrio Amaddeo  

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la nube di fumo sovrasta le meningi

contornando punti e ritmati miei passati

così che mi ritrovo nel purgatorio adeso

a brillio in luce persa di squame ancor opache




Come da Passione risorge dentro il volo

di corvo o dolce augello -a seconda del migrare-

e forse fu così che colsi in me le rime

d'un calamaio a sorgere parole in manto d'erba

altalenando l'essere fiore alle mie gambe






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Profilo Autore: Aita Carla  

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