Il sasso affonda nel fiume
come faccio io
Le mie notti scure
di agonia e oblio
Vorrei dimenticare presto
L'andata e il ritorno immobili
come un perdente
Guai e destini torbidi
tunnel molto deprimente
Vorrei dimenticare presto
Passando dalla penombra al sole
uscendo dalle tenebre del dolore
e ripartire
e risalire
abita in queste mura.
Muore nel frastuono
di un rumore sordo, forte.
Pugni sbattuti sul tavolo
vuoto di parole, sbagli, errori.
Scorrono...incatenati
dietro gli occhi chiusi.
Chiusi per non far trasparire i segreti
compagni di una vita.
Albe, tramonti, vanno via
lasciano due piccole gocce sul viso.
Si asciugheranno come la
rugiada del mattino con i raggi del sole.
con una luna rossa
Svanirà oltre le nuvole
Svanirà in una chimera
il suo candore.
E mi sorprende
quando tendo le braccia
e l'afferro
in un pugno
lei si lascia accarezzare.

di pensieri molesti,
come una gabbia,
attanaglia il cuore,
l'angoscia.
Non c'è respiro,
se non riesci a immaginare,
non c'è pace,
se non riesci a camminare.
Tormento dell'anima,
sconvolgimento del pensiero,
stravolgimento del battito.
Non ti basta sussurrare,
se vorresti solo urlare.
Morte dell'animo.
perché qualcosa cambiasse,
tempo ad un tempo che passava
e consumava.
…Tempo ad una parola,
chè si cancellasse,
a qualcuno che capisse.
… Ad una carezza, ho dato tempo,
perché fosse di complicità,
di profonda unione
e
ad un abbraccio che accogliesse,
ad una stretta che mi scuotesse.
… Ho dato tempo all’ignoranza d’istruirsi,
all’arroganza di frenare,
a quell’orecchio sordo perché guarisse:
cominciasse a sentire!
… Tanto ne ho dato alle ferite per ricucirsi,
al cuore per ritrovare, ancora,
angoli di paradiso.
La mente ha avuto tempo,
perché sbiadisse ricordi amari,
l’indifferenza, poi ricominciasse.
… Niente!...
Ho smarrito quei giorni,
le ore!...
Riprendo a volare, a sognare:
è tempo di virare,
prendo tutto il mio tempo,
per vivere…
dove tutto sembra
Nei campi terrazzati
a raccogliere il sole
tra le foglie ingiallite.
Più in là
un ciclamino un fiore di lillà
un gretto crepuscolo
Adesso puoi ridere piangendo
Hanno levato il ghigno della comprensione
Dal loro essere normale
E poi l’alba nel tuo cuore
Gia ti vedi come alianti inesplorati
Nel palpito del domani
Nel tuo essere normale
E poi un tratto di sgomento
Quando hai fermato il tuo tempo
Con l’arroganza di chi spera
Nel proprio essere normale
E poi un pomeriggio ancora
Per non sdrucire le occasioni
Con la forza che hai nel tuo ideale
In Quel tuo essere normale
E poi aver coraggio d’aver paura
Tra i fiori di maggio e le piogge di novembre
Con il desiderio di un giorno migliore
Nel tuo essere normale
E poi i viali d’incenso e fuochi
Con il cantare delle bombe
Sotto i cingoli dei carri armati
Nel tuo sogno di essere normale
Avrei potuto cogliere
peonie e margherite
tra i ronzii dei calabroni
nella risalita .
Ora ascolto il fiume
che invola
uno stormo di tordi .
Una luce sottile
sussurra
tra i rami echi sordi.
E quando il sole
lascia intatti
i lampioni alle stelle
perchè

Odo voci in lontananza
sorde di memoria e pungenti aghi di pino e
Rubo l'incertezza
a quel volo d'ali tra i rovi e
mi solleticano le gambe.
Il vento intreccia le mie parole

Se ancora riuscirai a veder la luce
sarà un miracolo del cuore
che ha assorbito ogni paura
e s'è convertito all'amore.
E quando ti accorgerai di ciò
riuscirai a vedere il paradiso
e le beatitudini ad esso riservate.
Sarai nudo dei tuoi silenzi.
E percorrerai la strada
sull'arcobaleno delle tue emozioni
sicuro
altero
come mai lo sei stato,
come una finestra
Su di noi
passeggia il vento
Attendiamo in silenzio le rose
Sotto le stelle e stretti nel sonno
vicini vicini
e sospiriamo il mondo.
Come musica
In un cielo deserto
Un verso
di una poesia









