“Non si sa mai che cosa volere, perché, vivendo una sola vita, non possiamo né paragonarla con le precedenti, né migliorarla in quelle a venire.”
(Milan Kundera)
E
così
alla fine
anche io
mi spegnerò nel sonno,
come un’avanguardia smentita.
Sarà nelle prime ore del 16 agosto-
assurto prepotentemente alla notorietà
per aver inseguito (come Franz)
il ricordo di Sabina.
Nella coda
delle
sue
sette
poesie.
Proprio lì,
fra il piatto
la cassa
e il rullante,
ubriachi entrambi
per il vino e per il jazz
che ci saremo soffiati
all’orecchio sinistro
(quello più blu).
Una vampata,
un brivido,
l’odore
dell’arte.
Ed è già l’ora
di andare via.
Verso quello
che ho
sempre
desiderato.
Le bocche legate
in un respiro profondo
e il suo seno macchiato
di giallo di nichel titanio,
di lacca di garanza,
verde smeraldo
e Pinot noir.

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