Ho sete. lascio cadere la stoffa, è un lembo, libera è solo l’immagine del gesto
non lo calpesto mi siedo su una piccola finestra e in fondo
l’isola, intorno la pianura
un fiume appena, ignorato nelle sue anse sa che sta morendo
nessun senso
se esisterà qualcosa da salvare o salvato non rinascerà
posso bere per morte, per uno schiaffo di vernice, perché chi crede deve crederci
è mia questa potenza
senza calcolo senza aprire ferite
il dolore è l'arma di chi non esiste e
nessuno raccoglierà quel filo di violino, nessuno il cotone bianco per terra
vorrei sentire paura tra le paure, trasformare ma
c’ è un ordine già costituito
l’ho perso,
sei sicura di esistere? è questo?
nella misura precisa di un respiro frugato, un rantolo è la rabbia del piacere
aprire il dolore e farlo a pezzi
il dolore
per te che eri me
accettare i corpi
violenza, di nuovo di nuovo di nuovo di nuovo, quanto costerà, di nuovo di nuovo di nuovo
di nuovo di nuovo
in tutto quel teatro così vero
non sono sicura di non aver pregato
non ho fermato
se la verità è amore spesso chi è dentro annega in altro
pagata a voci, straniera
ho avuto troppo, cosa
questo non è il posto
della storia
della cronologia, della provincia, del giusto, del peso
della colpa, non ci siamo arrivati
è più semplice e grande
se non sai scrivere non puoi vivere
in una metafora
non ho mai scritto, avrei voluto
invece rubo
una rosa non vista,
è in un libro
ed è mia, quest'isola, non la restituisco

Commenti
Molto bella.