
Nell'inseguir folli utopie
vagai, come spettro nelle tenebre,
in un tempo che non m'apparteneva
giorni stolti d'ogni ragione
sfumavano nel progredir
delle stagioni
notti stinte d'opaco nero
perse nel vento
d'un effimero oblio
luci ed ombre
si contendevano l'anima
perivano le illusioni
il lugubre
fior della morte
schiuse i suoi petali
nel desolato giardino del dolore
s'inginocchiò il mio cuore.
15 commenti
Ottenebra l'oscura realtà al cospetto della luce
che soffoca nel regno funebre.
Sarà foschia di perdizione
che annienta la veduta
della via maestra
conducendo nel baratro della follia.
Sarà tetro il cammino
che brucia lento durante il suo percorso.
Sarà accecante la cenere
che sprigionano le fiamme.
L'ora s'avvicina.
"Sarò destinato a bruciare?"
Non temerò questo;
ritroverò la mia pace.
che soffoca nel regno funebre.
Sarà foschia di perdizione
che annienta la veduta
della via maestra
conducendo nel baratro della follia.
Sarà tetro il cammino
che brucia lento durante il suo percorso.
Sarà accecante la cenere
che sprigionano le fiamme.
L'ora s'avvicina.
"Sarò destinato a bruciare?"
Non temerò questo;
ritroverò la mia pace.
Ti trovi di fronte
ad un ostacolo alto
così alto che arriva al cielo
non puoi saltarlo
non puoi aggirarlo,
un fossato abitato da coccodrilli
lo circonda
come nei vecchi castelli feudali
La vita ti sta dicendo
con una metafora viva
che sei arrivato
non hai scampo ne via d'uscita
puoi solo attendere e pregare
di non soffrire troppo
mentre il tutto finisce
Si fa notte
compagnia ti fanno la luna e le stelle
in riverente silenzio ascoltano
il pianto che sgorga dal cuore
l'urlo disperato, le imprecazioni strillate
a non sai nemmeno chi
Un lampo di luce bellissima
ti bacia riscaldandoti l'anima
ti batti il petto
chiedendo perdono a quel Dio
che colpa non ha,
che il Figlio suo ha immolato per noi
e ti senti un agnello sacrificale
piangi per questo privilegio
pensando alla bellezza della vita
vissuta che sta per finire
esali sorridendo l'ultimo faticoso respiro …

ad un ostacolo alto
così alto che arriva al cielo
non puoi saltarlo
non puoi aggirarlo,
un fossato abitato da coccodrilli
lo circonda
come nei vecchi castelli feudali
La vita ti sta dicendo
con una metafora viva
che sei arrivato
non hai scampo ne via d'uscita
puoi solo attendere e pregare
di non soffrire troppo
mentre il tutto finisce
Si fa notte
compagnia ti fanno la luna e le stelle
in riverente silenzio ascoltano
il pianto che sgorga dal cuore
l'urlo disperato, le imprecazioni strillate
a non sai nemmeno chi
Un lampo di luce bellissima
ti bacia riscaldandoti l'anima
ti batti il petto
chiedendo perdono a quel Dio
che colpa non ha,
che il Figlio suo ha immolato per noi
e ti senti un agnello sacrificale
piangi per questo privilegio
pensando alla bellezza della vita
vissuta che sta per finire
esali sorridendo l'ultimo faticoso respiro …

Vogli il tuo sguardo a me!
ho da donarti tempesta e amore
inerte me ne sto
in questo falso tempo
tra i morti viventi
che seguono il sole
e contemplano l'estate
vivi nella mia morte
anima che porti il mio nome
sdraiati su questi prati selvatici
cogliendo i fiori appassiti
di questo NOVEMBRE
che amo
e tu labbra delle mie labbra
inebriami il cuore
con i baci mai dati
seppur morto
li accetto
ho da donarti tempesta e amore
inerte me ne sto
in questo falso tempo
tra i morti viventi
che seguono il sole
e contemplano l'estate
vivi nella mia morte
anima che porti il mio nome
sdraiati su questi prati selvatici
cogliendo i fiori appassiti
di questo NOVEMBRE
che amo
e tu labbra delle mie labbra
inebriami il cuore
con i baci mai dati
seppur morto
li accetto
Stendete un velo nero,
il mio cuore è in lutto.
Non guardatemi con angoscia,
straziate di più il mio cuore.
Non chiedo di udire,
fate scendere il silenzio.
Spegnete le luci,
la mia anima è al buio.
Non asciugate le mie lacrime,
i miei occhi devono piangere.
Non datemi conforto,
non ne trovo.
Voi rondini
scendete più giù,
con il vostro manto nero e strie bianche
attendete il feretro.
Voi tutti:
accompagnate oggi il mio dolore,
è morto mio fratello.
Per sempre insieme
il mio cuore si è spento.
Son rientrato stanotte mezzo sbronzo
Affamato come un grande leoncino
Mi son messo a controllare cosa c’era
E ho scoperto che nel frigo c’è del pesce,
con la nobile forchetta ho cominciato
a mangiare di buon gusto a sazietà
poi mangiando mi son reso solo conto
che mi stavo ringozzando per saziarmi
di un cadavere di un corpo ch’era morto,
ho pensato tutti noi che ci nutriamo
ci saziamo di chi ieri era vivente,
meno male che morfeo ha preso il posto
di quest’umile affamato spirituale.
Il tuo spirito si è insinuato
negli angoli della mia vita
ne percepisco il sentore
a volte acre, a volte passionale
come profumo di donna sensuale
Mi appari disturbando il mio sonno
come un'amazzone
dai lunghi capelli il corpo perfetto
lo sguardo di guerriera
certa della sua vittoria
Non ti renderò vita facile
userò ogni mezzo
per tenerti lontana
perchè tu non mi privi
del mio amore più grande
Pregherò cantando inni a Dio
userò riti di magia bianca
sottomettendo l'anima mia
alle forze del cosmo
Terrò viva la luce nella notte
quando la luna coperta da nuvole sarà
con mille e mille candele
perchè del buio è il tuo regno
Se pur dentro di me
so quanto potente è la tua forza
ed un giorno soccomberò
non sarà comunque tua la vittoria
perchè tu rapisci la vita terrena
ma un'altra ne avremo in dono
nella quale tu non hai potere
Suona campana
risveglia
grandi speranze
sparse aldilà
dell’orizzonte
come foschia
copri
dolorosi pensieri
nell’alveo di Stige
dispersi, sommersi
il tuono del tuo ferro
possa
rompere il suono
di trombe e cavalieri
armati di dolore
il chiarore del tuo battere
rompa
infinite catene di corpi
sacrificati su altari
di colpe fasulle
il tuo rimbombo
addolcisca
le spade degli angeli
e le lacrime del Giudice
lavino i visi
di anime perse
con il cuore
pieno
della gioia
di un perdono.
risveglia
grandi speranze
sparse aldilà
dell’orizzonte
come foschia
copri
dolorosi pensieri
nell’alveo di Stige
dispersi, sommersi
il tuono del tuo ferro
possa
rompere il suono
di trombe e cavalieri
armati di dolore
il chiarore del tuo battere
rompa
infinite catene di corpi
sacrificati su altari
di colpe fasulle
il tuo rimbombo
addolcisca
le spade degli angeli
e le lacrime del Giudice
lavino i visi
di anime perse
con il cuore
pieno
della gioia
di un perdono.
Batte
lento il cuore
vetro rotto
che in nessun
cammino conduce
a stento il mattino
saluta l’oro
portando aria
e fiori rossi
corallo
mentre
immobile
nel giglio talamo
ispidi pensieri
vagano per la mente
al suon di campane
in attesa
di un’avemaria
lento il cuore
vetro rotto
che in nessun
cammino conduce
a stento il mattino
saluta l’oro
portando aria
e fiori rossi
corallo
mentre
immobile
nel giglio talamo
ispidi pensieri
vagano per la mente
al suon di campane
in attesa
di un’avemaria
Sfonda e sfiata,
a folate
deragliando,
l'ancestrale presenza,
toccando
nell'addosso di cumuli
culmini di onnipotenza.
La blatta esangue
immemore del diurno
con sè non si concilia
rimuginando svaghita
punto nero nottambulo
dimentico del suo cunicolo
che è vita.
Cronistoria rauca
di un disequilibrio cronico
che si appalesa
quando scatta
come un serramanico
l'ora che piu' inquieta.
Sedie sgambate.....
succedanea
una stortura d'occhi
rilascia
visioni di sghimbescio.
Per taluni
la medaglia della sorte
non ha mai avuto
il suo rovescio.
a David Foster Wallace
Io son sorella morte
tengo in scacco la vostra sorte.
Tutti son per me uguali
conosco i nomi di voi mortali.
Osservo i vostri volti stupiti,
nel seguirmi lascerete i vestiti.
Nera ho la veste, bianco il viso
Agli arroganti strappo il sorriso.
Il tempo mi è compagno,
la nuda terra il mio giaciglio.
Del peccatore son periglio.
Non ingannate la vostra coscienza,
questa vita è vana apparenza.
Nella vita siete servitori,
seccheranno i vostri allori.
Periranno le vostre ricchezze,
tremate davanti alle mie fattezze.
Copro il vostro riposo col mio manto,
punisco chi degli averi mena vanto.
Il duca e il contadino
trovan per me medesimo destino.
Non bado a titoli e nobili natali,
meschini siete voi mortali.
Nudi eravate e tornerete
nell'eterno della mia quiete,
polvere rendo il vostro sangue
nel vostro volto pallido ed esangue.
Chi è giusto non mi tema,
l'iniquo al mio passaggio trema.
Io son sorella morte
mischio le carte della vostra sorte.
tengo in scacco la vostra sorte.
Tutti son per me uguali
conosco i nomi di voi mortali.
Osservo i vostri volti stupiti,
nel seguirmi lascerete i vestiti.
Nera ho la veste, bianco il viso
Agli arroganti strappo il sorriso.
Il tempo mi è compagno,
la nuda terra il mio giaciglio.
Del peccatore son periglio.
Non ingannate la vostra coscienza,
questa vita è vana apparenza.
Nella vita siete servitori,
seccheranno i vostri allori.
Periranno le vostre ricchezze,
tremate davanti alle mie fattezze.
Copro il vostro riposo col mio manto,
punisco chi degli averi mena vanto.
Il duca e il contadino
trovan per me medesimo destino.
Non bado a titoli e nobili natali,
meschini siete voi mortali.
Nudi eravate e tornerete
nell'eterno della mia quiete,
polvere rendo il vostro sangue
nel vostro volto pallido ed esangue.
Chi è giusto non mi tema,
l'iniquo al mio passaggio trema.
Io son sorella morte
mischio le carte della vostra sorte.
"Poi un giorno, senza sapere come,
mi fermerò davanti ad una tomba
sconosciuta,
ad aspettare che quella pietra
mi racconti qualcosa di te.
Dov'eri, la sera in cui vidi il mio nuovo mondo?
Forse non era il tuo.
Dov'eri, il giorno dei fiori di pesco e delle colombe?
Come grida di sogno si erano alzate
- pulcini d'angelo sul cielo turchese.
Ma ancora muove l'edera il silenzio,
sospiro di parole taciute
- i petali sono solo una scomoda nostalgia.
Sarò lapide, quel giorno, e ripagherò con le lacrime
la tua muta risposta
- e non mi hai nemmeno mai visto piangere.
Poi una sera, senza sapere perché,
ritornerò su questa tua tomba
sconosciuta
e ci presenteremo in silenzio."
ad aspettare che quella pietra
mi racconti qualcosa di te.
Dov'eri, la sera in cui vidi il mio nuovo mondo?
Forse non era il tuo.
Dov'eri, il giorno dei fiori di pesco e delle colombe?
Come grida di sogno si erano alzate
- pulcini d'angelo sul cielo turchese.
Ma ancora muove l'edera il silenzio,
sospiro di parole taciute
- i petali sono solo una scomoda nostalgia.
Sarò lapide, quel giorno, e ripagherò con le lacrime
la tua muta risposta
- e non mi hai nemmeno mai visto piangere.
Poi una sera, senza sapere perché,
ritornerò su questa tua tomba
sconosciuta
e ci presenteremo in silenzio."








