Spettabile Signora,
del mio ultimo rintocco
non le chiedo sconti o rate
per dividermi il destino
Ma le chiedo solamente,
non com'ultimo capriccio,
di non farmi trovar coda
alla fine del cammino.
N.R.
nelle ore travagliate
per esplodere poi
in un ricamo di vita
Nell’immaginario mescolato
al desiderio si crea un quadro
fatto di pelle, il suo colore
fatto di peluria , i suoi capelli
fatto di iride, i suoi occhi
fatto d’intelletto, la sua laurea
fatto di suono, la sua risata
fatto di melodia, la sua voce
fatto d’impronta, la sua camminata
fatto di somiglianze, l’albero genealogico
tutto per una nuova vita in arrivo
E arriva, strillante dal color non definito
con movenze quasi robotiche
da far sorridere se non ridere tutti
è gioia, spensieratezza con un futuro sempre
Poi, in un attimo ecco apparir la signora in nero
E’ signora? O signore?
Nessun sesso ma han lo stesso intento
di portar via quella bella gioia
dai riccioli biondi in un paffuto bianco e roseo bel visino
E’ un attimo, dove non esiste la ragione, disperazione
Strappata da mani sicure che tentan di ridar quel soffio di vita
per risentire il pianto, o un lamento
Niente, non è servito a nulla
Disperazione sui volti senza esclusione di alcun
silenzio e sconcerto
Pochi anni han goduto
Un risveglio, tremendo
l’urlo d’una madre.

E’ come se avessimo deciso
di fare all’improvviso un grande salto
giù per la scarpata,
superando a piè pari il grande muro
rischiando tutto, l’anima e la vita.
E invece ci siamo ritrovati molto in alto
oltre al cielo e alle stelle,
probabilmente già vicini a Dio.
Ora non chiedermi a quale Dio alludo,
non ne ho idea, come tu sai non credo
e noi siamo risposta non domanda.
Però siamo ben oltre il mio reparto,
fuori dalla mia stanza e dalla tua,
fuori dal puzzolente corridoio,
oltre il giardino che non ha più piante.
Siamo andati in direzione opposta,
scappando abbiamo superato anche la vita
che, dove siamo, pare sia finita.
E c’è un gran buio,
come quando ci spengono la luce.
Pensi si possa fumare in questo posto?
con addii, privi d’avviso,
sbriciolando i sogni,
disseminando dolore,
schiaffeggiando cuori.
Non vi sarà più
né sole né luna,
ma, buio senza discorsi,
geremiadi di vento,
che distanzia l’amore.
Alcuno, ora, potrà
rubare di te
e nulla farà svanire
i tuoi sorrisi
dal nostro, cammino.
nel buio
toccandomi il viso,
per sentire il mio respiro
mentre il cuore
perdeva il suo valore.
Ho cercato parole
tra queste mura,
un conforto
senza un torto
un sorriso
senza un pianto
un calore
senza lamento.
Donami la mano
portandomi lontano
dove le anime
attendono un ghigno,
e quando
sarà il momento
sarò uno spirito libero,
mentre nell’attesa
mi sciolgo dentro
restando una lacrima.

Vorrei accarezzarti ancora una volta
amica e nemica dell’uomo.
Vorrei sentire la tua presenza
per comprenderti meglio
per far capire al mondo
la tua reale essenza.
Tu liberi l’anima da ogni terreno tormento
l’inutile mortale in te vede solo l’oblio ma
la mia anima vuole comprenderti, scoprirti
avvicinarsi ancora una volta alla tua reale essenza
quell’ essenza pura per cui tu esisti
e per cui il mortale uomo fugge
Non userò mai il tuo vero nome
voglio che in me resti solo
come l’amica e la nemica.
Disegno di rinascita,
l’essere che supera
ogni limite umano,
solo cosi, forse un giorno
sarò in grado di superarti
senza temerti per un solo istante
in questa flebile e forse
inutile vita terrena.
Pensieri tristi nella notte,
ecco ti vedo
con quella falce scura,
tendi la mano,
vuoi che venga,
no,
non sono pronta
non posso lasciare tutti nello sgomento,
non voglio che non mi vedano più senza un perchè,
lascerò il mondo,
lascerò uno scritto
non voglio stare sotto terra
non voglio restare al buio
voglio che le mie ceneri siano disperse al vento,
lascerò di me dolci ricordi
le mie poesie, i miei pensieri,
poi chiuderò gli occhi,
ti tenderò le mani e volerò lassu'
dove non avrò più problemi
assilli e dispiaceri,
lassù riposerò,
avrò un pò di pace
e tu morte contenta te ne andrai
cercando nuove braccia.

alla Morte
Vestito di donna
calco la terra
trafiggo armature,
virili disarmate
son inutile
accapigliarsi
di cipigli
smarriti
melliflui profondono
regali,
elogi,
promesse,
spargono brama
di possesso
sul mio corpo,
dono
un attimo, scintilla
d’illusione
rende preziosa
la vita
vaniloquio
d’immortalità
al mercatino
dell’esser
utile a qualcuno,
Nessuno.
La Morte parla
all’Amore
Grigia alba
accoglie
illusioni sognanti
spazzate via
da meccanico
tic tac,
instancabile
arrotar di lama
su eternità
immaginate
nel limbo
di una vita
rese futili
da
graduale dissolversi
d’orizzonte,
vista oscurata
dal manto
di verità
che copre
cuori innamorati
soli nell’eterna
strada
che conduce
ad oblio
senza fine,
rimpianti seguono
lacrime di pochi,
Qualcuno.
appena
a raccontare di sé
ma non finisce, qui
Nemmeno la parola
spinta sotto lo strappo
è davvero l’ultima
la confessione continua altrove
e lì si appiattisce
La retina stampa
la sua impressione definitiva
è l’ultimo scatto
l’istantanea
che nessuno vedrà
con un filo di luce
il bosco dovrai attraversare.
Stringi le spalle
il freddo,la notte,
ti fanno paura.
Vorresti correre
più forte del vento
le gambe tremano
il cuore batte...
Perché non hai detto
lasciando gli amici,
portatemi a casa
ho paura del buio.
Ora sei sola
non riesci ad urlare
un'ombra t'avvolge
ti strappa la vita.
Prima del giorno
con l'alba che aspetta,
una giovane donna
distesa nell'erba
le mani stringe
sembra voglia pregare....
Virgilio non c’è più
non ci farà da guida.
Siamo soli all’inferno
non ci sarà più
una strada suggerita
dovremo trovarcela da soli
niente più consigli
o incoraggiamenti
saremo soli
faccia a faccia
con il dolore
ed il rifiuto.
Soli
a camminare per Dite
minacciati
da sguardi ostili
dall’odio
che trafigge
il cuore.
Soli
a rotolar
la nostra pena
come un macigno
a mercanteggiare con
Caronte un buon posto a bordo.
Senza nessuno a sostenerci
le nostre gambe
si piegheranno
barcolleremo
sotto il tuono del rimorso
ci aggrapperemo al più saldo
tra noi tutti
mente fredda
cuore profondo
come un pozzo per contenere
l’infinità delle lacrime.
Virgilio è stufo,
Virgilio non c’è.
Stanco di combattere
per anime perse
dannate
perdutamente incoscienti.
di
feroce sgualdrina
attende
la sera.
Il dado
sprezzante
è stato lanciato,
rotolando comprime
attimi avviliti
annodati
all’ultimo piangente
rantolo,
pagano tutti
egual misura
i clienti suoi.
Nessuno vincerà
l’ultima partita
ghigno
di nera signora
con ridondante
campana batterà
dadi come
massi
rovinosi
giù dai dirupi
del destino,
solo lacrimanti
implosioni
di grida gelate,
grondanti
da chi non
ha giocato
faran da sfondo.











