Cupa amarezza di vento
perpetua sul mondo morale,
dura è la notte e spoglio è il giorno
triste è il vagheggiare delle
colombe sul cielo nel lago
Laddove solo non si sentiva chiusura
adesso è occlusione per la cosa perduta
Dove il mio viso rinfrescato
adesso sente la mancanza
e scende la goccia che non trova conforto.
Io mi pulivo e tu morivi
Dea della guerra, Dea Alata,
immune alle frecce di Eros
vola per i tuoi guerrieri
attraversa il cielo che soffre
per te
di invertire la rotta?
E tu capitano come hai risposto?
Accanendoti a navigare
nel mare della morte.
Ti accorgi
che non ti sarà concesso
saltare nel tempo
e frodare
come hai fatto sino ad ora.
Lingua mendace,
biforcuta e assassina,
non inchina le armi
alla misericordia divina.
Infame bestemmia
raccoglie proseliti,
come ad ottobre
l'uva si raccoglie a vendemmia.
Quante volte hai profanato
la divina requie,
con un distacco ovattato,
ma amplificato
da pubbliche dichiarazioni di apostasia?
E quante volte ti dannerai
inscenando un coro come gli ossessi;
brucerai le poche energie rimaste;
ti estinguerai come la cera di una candela
maledicendo il Creatore
di essere nato?
Sempre! Sempre?
rumore disperato accompagna
i pensieri nel divenire del crepuscolo
e le immagini passate litigano
per farsi belle
agli occhi di chi le guarda
sfidando il grigiore
delle pagine di un album fotografico
scoppia il tuono
la pioggia bagna
un risveglio nostalgico
il chiarore di un fuoco
bruciando su ceppi ardenti
riscalda il senso di malinconia
dà luce alla nostalgica bellezza
di anni più giovani
tempi di irriducibili sogni
e tormentate idee
schianta il cielo
tuona l'immortale natura
l'anima di un vecchio uomo
davanti al fuoco prende congedo
mentre l'ultima fiamma
si inerpica su nubi grigie
e il rumore del tuono si perde
nell'oblio del presente.
chi d’opulenza fece il suo vissuto,
tenne stretto l’oro alle catene
e visse i suoi agi senza pene.
Sicuro che la vita sua terrena
di perenne e infinito fosse piena
la carità scordò, la compassione
e lusso e fasto fu la sua passione.
Quando venne l’ora del giudizio
si proclamò immune da ogni vizio
e dinanzi al corriere della morte
dalla paura non trovò manforte:
chiamò saggi, docenti, dignitari
cervelloni, sciamani, luminari,
ma l’assillo dell’ombra della fine
impregnava d’umore le sue trine.
Vide gemme e diamanti non brillare,
tutti gli ori e gli argenti liquefare,
tutt’intorno il chiaro si spegneva
e tanta la gente che gemeva.
Dove fosse lo sfarzo di sua corte
lo chiese al corriere della morte
ma non ebbe riscontro né risposta
così pagò la decima e l’imposta.
e la luce non sia sulla mia anima.
Ora sarei a riposo dai miei affanni.
Come i bambini che non hanno visto la luce
non sarei più.
I malvagi grazie ad ella smisero di fare danni.
E l’invidia spirò in un sol giorno.
All’ingiustizia le viene chiusa la bocca.
E tutti quando giacciono nella tomba
sono nascosti dalla frusta della lingua.
Quante volte ho pronunciato queste parole!
Quante volte chiamai la Signora Morte
ma ella si tappava gli orecchi
per non sentire i miei lamenti.
La mia richiesta d’aiuto era un semplice scherzo,
non intuiva quanto sul serio io parlassi.
E così la esecravo…
e faticosamente i miei giorni
dietro me trascinavo….
Fintantoché arrivarono quegli anni
in cui gioia provavo
e diletto in tutto ciò che facevo,
entusiasmo da vendere avevo
e mi ripetevo:
“Oggi farai questo,
domani farai quest’altro,
dopodomani terminerai quel lavoretto…”.
Ma una notte mentre giacevo sul mio letto
un essere immondo attraversò la porta,
aveva un grande mantello nero,
grande quanto il mondo,
mi guardò senza pietà,
e disse che con lei dovevo andare
che era giunto il mio momento.
Io la implorai e le dissi:
“Permettimi ancora di assaporare la vita,
a 70 anni non poteva essere già finita!”.
Tuttavia la morte
con la sua forza incommensurabile
mi prese
e mi trascinò via con sé.
quando il grido è rimasto muto
nell'ultimo istante
in cui sei caduto nel fondo
quando anche il vento
ha avuto timore
di quel funesto
lontano rintocco
hai forse chiuso gli occhi
o ti sei specchiato nel cielo
ed hai esitato
E tu che guardi oltre
- non dire!
Perché sai
sta in penombra
l’altra faccia della medaglia.
Nota: Inspiegabile è il suicidio, per tanto tempo mi sono arrabbiata pensando a chi lotta con le unghie e con i denti contro la malattia, ma poi ho riflettuto e ho capito che il male di chi compie un gesto così funesto si cela dentro e divora l’anima fino a gesti così estremi
e toglierò il fastidio.>
Vedersi tutti intorno
mia madre ne soffriva.
Lei se lo sentiva,
infatti dopo poco
contrita, dipartiva.
Ed io non c’ero,
non c’ero io
quando l’Angelo di Dio
ti tese la sua mano
per elevarti al piano
oltre il firmamento.
Più tardi, m’arrivai.
Il farti compagnia
fu eco e antologia
di tutti i miei perché.
Eri severa in volto
come nell’ore estreme,
io un po’ stravolto
di quel stare insieme,
e ne approfittai:
non piansi, ma parlai.
Muto ed in catene
ti dissi all’infinito:
ti ho voluto bene.
pallide vergini,
che mai della carne
sapor gusteranno.
Ignoran inermi
l'atroce destino,
che il muto parlarne
nasconde l inganno.
Inciso da tempo
in migli infiniti,
duro è portarne
del corpo l affanno.
Corta è la via
Crudele è la vita,
Impossibile, scamparne
(e)
Così moriranno.
ed un pensiero disonesto
nei confronti del tempo.
Ed esso si rivale
nelle rughe nuove d'ogni giorno,
nello sguardo lento e molle di chi andrà,
di chi parte verso una meta certa.
E non siamo più.
Il volo è vermiglio,
lo smalto si stinge
verso opacità senza iridescenza,
via via più silenzioso.
Aspettando il tramonto
- si avesse ancora
la puberale incoscienza!-
potremmo dirci, sorridendo:
"Si vive una morte sola"
ed ho preparato il vestito della festa
luminarie e fuochi d'artificio
per me
è venuto il tempo
ed ho udito
giullari e musicanti intrecciare
inni e stornelli
per questo giorno
ed intanto tutti
attorno
pregano e piangono
rivivono ricordi
sorrisi
parole
è venuto il tempo
e ho stretto le mani ai convenuti
alle donne ai giovani
agli amici
è venuto il tempo
e sorridendo
ritorno da dove son venuto
o andrò in un altro mondo
in un altro quartiere
in un'altra solitudine...
Nell'ultimo istante
riposa lo spirito guerriero.
Le tremuli mani protese verso l'Infinito!
Il pavido e pallido volto,
si tinge dell'arcobaleno, nell'incontro Divino.
Nell'offerta di gesti mortali,
l'Eterno sorride ad umane virtù;
e mentre la morte beffarda s'inchina,
l'infinito Amore custodisce
germi di vita umilmente vissuta.










