A volte ci si sente nudi
perché vestiti del proprio corpo.
Oppure ossigenati
nel tanfo di una sicura stanza.
Se servisse a qualcosa respirare col diaframma
il dormiveglia non ci dipingerebbe,
sul divano, dei buffi baffi in faccia
dormendo.
Che linearità in queste facce clownesche,
contrite, megalomani con un tocco di rossetto
e una divisa sparigliante
su quelle chiome tedesche da cioccolato.
Sobbalzo sudante.
Mi sarò grattato in un atto proibito
che coincide con una risata blasfema
di me medesimo in una vetrina.
L'ennesima nausea, come sul ciglio di un burrone: ma stavolta devo salvare
tutti i fantasmi del digiuno.
L'importante era vederci in fondo,
fra quelle sterpaglie di rose selvatiche,
per capire che anche se fossi caduto
sarei finito a ridere nel fango
come un maiale.
Ma da svegli non esistono burroni:
una zanzara è l'estate
e una cimice l'inverno.
Le stagioni suonano sempre la stessa aria.
E siccome il peggior nemico della musica
è il silenzio
ho realizzato il più infimo colpo di stato
cantando sottovoce.
