Sdraiata sulla tavola dell'umanità
do il mio cuore in pasto ai corvi
dilaniato e trascinato ai bordi
dalla follia in una feroce agonia
sono cibo per agozzini senza pietà
smembrano e ridono la mia verginità
mi strappano le ali con avidità
lapidano il mio cuore di luce
lo trascinano per le strade roventi di pece
l'anima tinta di rosso sangue
richiama topi affamati all'odore della carne
nauseabondo, marciscente la luce invoca la morte.
Pietà ! Che sia una fine veloce la mia sorte.

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