Quasi come i fili d'erba
che tremano nel turbinio dei venti,
il mio amico immaginario
ha recitato cinquantasei rosari.
Ho ascoltato con attenzione,
intrappolato nei miei pensieri
dalla sfuggevolezza dell'essere.
Appiattiti sul mio petto
grilli e cicale, fiori senza radici,
come eco di dolori lontani,
inveiscono contro una psiche turbata,
labile, schiva, abbandonata
alla balia del non essere.
Sollevo lo sguardo al passato
e inchino il pensiero verso ovest,
poi penso alle preghiere promesse,
a tutti i miei sbagli, ai miei capelli grigi.
Ed ecco una scossa, ecco il presente,
ecco il mondo in un granello di sabbia,
e poi un altro pezzo di me che se ne va.
Ti ho lasciato una sedia all'ombra del faggio,
sul lato sud del nostro nido d'amore,
c'è spazio per tutti i tuoi sogni,
il tempo per fare rumore
e una matita per tracciar le tue rotte.
Traiettorie indecifrabili, non più consone
alla mia personalità bacata.
Io mi fermo qui, con un sorriso in mano
e ti guardo da dietro la bolla,
nell'angolo più ad est del destino.
Ti ho dato la vita, forse,
e ho disegnato le ali al tuo sguardo,
ma oggi non posso giocare con te,
preferisco contar fili d'erba,
sgranare il rosario con il mio occhio lucido
e perdermi nel tunnel che ho partorito.

Commenti
complimenti +5 ed un
questa la sento particolarmente mia.