Nel corridoio profondo

una voragine si spalanca,

il vento scalpita tra i vetri rotti,

la lupa ulula, tra le fronde dei pini, stanca.

Nella corsia del tempo

i feriti giacciono su barelle putride,

i mocciosi piangono

tra i banchi caduti a pezzi;

mentre il mondo, là fuori, lotta,

mentre il custode impreca su una cassa rotta.

I fantasmi dei vivi fuggono tra un piano e l’atro,

inondando di pensieri il nuovo arrivato,

tartassando la mente del vecchio disadattato.

La luce si spegne

dietro l’angolo scultoreo del muro sgargiante,

tra le socchiuse finestre di un legno alettante;

si espande la notte col suo chiarore assassino.

Ogni pensiero soggiace appassito,

la vita per molti trasale e favilla.

Ma tu, ancestrale cittadina,

spietata, lurida, perversa assassina;

dai tuoi palazzi di gas fumanti,

dalle tue siepi morenti,

dai tuoi scaffali pressappoco calanti;

ti incupisci di rado mostrando il cielo

e la tua stupida sostanza

impregnata di un insipido veleno.





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Profilo Autore: Anna Santoro  

Questo autore ha pubblicato 7 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

Commenti  

nabrunindu
+1 # nabrunindu 14-12-2015 22:13
bella
Rocco Michele LETTINI
+1 # Rocco Michele LETTINI 15-12-2015 10:13
UN ACUTO ET... INTENSO VERSEGGIO... DAL MESTO DETTATO QUOTIDIANO... LIETA GIORNATA

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